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SCUOLA/ Punire, ma come? Le tante vie di mezzo tra disciplina e "perdonismo"

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Nella mia scuola le misure fondamentali restarono le stesse, richiamo scritto (la nota), allontanamento dalla lezione, sospensioni di uno o più giorni. Qualcuno introdusse i lavori riparatori e socialmente utili.

Ma le misure concretamente applicate quali sono state? 

Come al solito le fortissime differenze culturali e politiche dei docenti hanno determinato la prassi reale. C'erano e ci sono docenti che si rifiutano di mettere note scritte o di contattare i genitori e cercano una complicità con gli alunni nell'esclusione del potere genitoriale. Ci sono docenti che usano a dismisura note scritte con carattere inflazionistico ed inefficacia alla fine totale. 

Ma ci sono abitudini non dichiarate ed incuranti del regolamento come il voto di castigo (che fa media), il compito di castigo al singolo, il castigo collettivo come una dose aggiuntiva di compiti a tutta la classe, o l'abolizione della gita programmata, o l'umiliazione pubblica. Il castigo collettivo incredibilmente sembra essere il metodo più diffuso.

Nessun regolamento prevede queste misure e dato che la moda ideologica dei media è incline al perdono, la grande massa degli insegnanti cerca come al solito di sopravvivere nella penombra applicandole "di nascosto".

Personalmente ho sempre avvallato sia teoricamente che praticamente l'allontanamento dalla classe dell'eventuale disturbatore fino al termine della lezione. A mio parere, assieme al richiamo scritto comunicato ai genitori (la nota), sono i due provvedimenti davvero efficaci e semplici, con un impatto sopportabilissimo su qualunque alunno ed allo stesso tempo in grado di proteggere il clima della classe da interferenze insopportabili.

Sembrerebbe semplice ma queste due misure non sono così lineari come potrebbe pensare una persona non interna alla scuola. I tabù mentali costruiti in decenni di lotta all'autoritarismo hanno paralizzato la capacità di utilizzare quotidianamente procedure semplici, efficaci ed accettabilissime.

L'allontanamento dalla classe fino al termine della lezione, oltre a cozzare con il tabù della correzione "inclusiva", cozza con il vero ostacolo, ammesso in seconda battuta da tutti i responsabili, e cioè che l'alunno allontanato dovrebbe essere affidato ad un adulto. Quale adulto? Potrebbe essere il bidello del corridoio se il preside avesse l'autorità per posizionarvelo. Ma di solito non ce l'ha. Allora dovrebbe essere un insegnante dedicato, a disposizione e questo si potrebbe fare utilizzando almeno nelle ultime ore una parte dei docenti in esubero. 

Anche la nota funziona fino a quando la famiglia, almeno in parte, collabora con la scuola, ma oltre un certo limite, quando si arriva alla cronicità, si rende necessario un lavoro mirato, interno o esterno alla classe, per poche o tante ore al giorno.

La prassi disciplinare di istituto, supportata dal regolamento e dalla dirigenza, dovrebbe quindi vedere alcune procedure standard con sviluppi diversificati e personalizzati ed apposite risorse dedicate. Ciò generalmente non avviene e nelle scuole reali, avvolte sui media da un melenso colore "gioioso" quando non è tragico, il clima delle classi è sempre peggiore, faticoso, stressante, insopportabile per gli alunni e i docenti, ed il nobile millenario mestiere dell'insegnante sta diventando un mestieraccio.



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