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SCUOLA/ Punire, ma come? Le tante vie di mezzo tra disciplina e "perdonismo"

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Il fatto è noto: "Lucio Battisti era fascista?" domanda un'alunna in classe e il professore le dà quattro in pagella con nota di demerito. 

Il padre dell'alunna dichiara: "Sono rimasto sconcertato non tanto per il voto (sottolineatura mia), mia figlia ha tutti 9 e 10, quanto per il metodo. Un'adolescente pone una questione, dà un'opinione, e invece di creare dibattito le si dice di stare zitta?".

E' chiaro che dovrebbe stare nei poteri dell'insegnante consentire o meno domande, più o meno pertinenti, circa la lezione o l'attività in corso. E' chiaro anche che la sua conduzione della classe dipende dal livello di professionalità e da una capacità di gestione generale che sicuramente sono note al preside ed agli altri insegnanti della scuola. Così come è sicuramente ben noto il carattere e lo stile abituale dell'alunna in questione, sia agli altri docenti che ai compagni di classe. Pertanto credo che in seconda battuta la questione sarà composta adeguatamente. 

Quello che mi preme sottolineare è la caratteristica della "repressione", su cui il dibattito pubblico è stato carente. Un 4 "di materia" ed una "nota sul registro di classe". Il solito duromollismo, mi vien da dire, un eccesso di durezza ed insieme di mollezza. Il "durismo" sta nel fatto che un comportamento inadeguato viene punito con un voto relativo all'apprendimento. Il "mollismo" sta nel fatto che la nota scritta sul registro di classe notoriamente non ha alcuna conseguenza. E così, di nuovo, la vera gestione della vicenda è affidata al clamore mediatico.

Ma non si evidenzia tanto, a mio parere, una situazione di prepotenza antidemocratica o di insensibilità pedagogica, quanto un vero e proprio caos mentale che sempre più spesso si accompagna alle relazioni scolastiche e la totale mancanza di chiarezza circa la soluzione dei conflitti.

Dal 1996 il ministero, allora diretto da Luigi Berlinguer, demandò alle scuole il compito di definire il regolamento di istituto per la disciplina, mandando in pensione il vecchio regolamento di disciplina nazionale stabilito dallo storico Regio Decreto del 1923.

Il vecchio regolamento aveva tutti i gradini (non muscolari) della forza repressiva, da quello leggerissimo del richiamo scritto, all'allontanamento dalla classe, alla sospensione fino a 5 giorni comminata dal preside, a quella fino a 15 giorni di pertinenza della giunta, e così via fino all'espulsione dalla scuola.

In tutta la mia vita, prima di studente e poi di insegnante, non avevo mai visto sospensioni superiori ai 3 giorni. Non era assolutamente previsto il "voto di castigo" e nemmeno la "bacchettata", che invece è stata in vigore legale fino a 20 anni fa nelle scuole inglesi dove era chiamata canning.

L'utilizzo dei provvedimenti repressivi era quindi totalmente flessibile e determinato dalla sensibilità del preside e degli insegnanti. La riforma Berlinguer abolì il potere discrezionale del preside circa la sospensione fino a 5 giorni e demandò completamente al consiglio di classe ed al consiglio di istituto ogni decisione relativa al regolamento ed alla sua applicazione.



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