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SCUOLA/ Le paritarie? Di princìpi non si vive, di risorse sì...

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Il re dunque è nudo, anche se in Lombardia o Veneto, grazie alle leggi regionali del periodo berlusconiano, la caduta dal paradiso può attendere. Tuttavia, solo per rimanere al Nord, in Liguria ad esempio, la situazione è molto differente e gli istituti che hanno chiuso i battenti sono già molto numerosi, come del resto in molte altre regioni italiane. Anche la nuova amministrazione di Giovanni Toti non sembra aver cambiato indirizzo e l'attenzione che il centrodestra dava alle opere sussidiarie sembra già svanita. Dunque c'è poco da aspettarsi anche dagli enti di governo intermedi e qualche risorsa in più può solo venire dalla stipula di convenzioni con i comuni. 

Ma non è tutto qui. Infatti, mentre la nave affonda, i marinai litigano. Un contesto così critico richiederebbe l'unità, almeno di intenti da parte delle organizzazioni di settore. Purtroppo sta accadendo il contrario. Il percorso di rinnovo dei contratti nazionali iniziato nello scorso autunno sta avviandosi alla conclusione e Fism e Agiadae percorrono strade separate. Quest'ultima ha interrotto la trattativa con la Fism e ha firmato un accordo separato con Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, a prima vista molto oneroso, che prevede un aumento lordo di 110 euro a regime, lasciando isolata la federazione delle scuole materne. Non è chiaro però chi pagherà gli aumenti contrattuali, visto che i bilanci delle scuole sono perennemente in rosso e ad esempio nel nuovo contratto si prevede che un dipendente del V livello avrà un aumento annuo di circa 1300 euro. Questa spaccatura mostra come la Federazione delle scuole materne sia un gigante d'argilla, diviso in correnti, spesso poco collegato alle federazioni regionali, mentre l'Agidae è una monarchia assoluta, che sembra vivere in un mondo dorato, anche se irrimediabilmente tramontato. Questo contratto potrebbe però trasformarsi in un boomerang e una fuga di molti gestori verso altri contratti come quello Aninsei, decisamente meno onerosi. E la Cei? Il silenzio dei vescovi italiani comincia a farsi sentire. Ognuno va in ordine sparso, con inattività diffusa o iniziative più o meno efficaci a sostegno della scuola cattolica. Per molti capi delle diocesi italiane le scuole paritarie sono un vero rompicapo, perché messe sotto scacco dalla crisi demografica, dalla riduzione radicale del numero dei religiosi e delle religiose e dalle difficoltà di gestione. Insomma anche il mondo ecclesiastico, che a parole sembra sostenere i gestori, nei fatti pare aspetti il collasso del sistema, in quanto sembra che si siano resi conto che la situazione, oramai, è insostenibile. E poi quale vescovo si potrebbe impegnare fattivamente per una realtà scolastica, quando in crisi ce ne sono decine? 

Di conseguenza non ha tutti i torti chi sostiene che un'opera che non ha iscritti, o risorse, oppure abbia difficoltà nella realizzazione degli scopi statutari, è meglio che chiuda i battenti, perché, come recita l'adagio, a debito segue debito. 



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COMMENTI
21/04/2016 - LE CONSEGUENZE (Giuseppe Schillaci)

Ma come, Castagneto, difendiamo le conseguenze? (famiglia, educazione) Facciamo battaglie? Per le scuole sì e per la famiglia no? Non ci è stato detto abbondantemente che bisogna stare solo sull'essenziale, e le leggi non salvano l'uomo? Non ci è stato detto autorevolmente che la verità non si deve "cristallizzare in una dottrina che diventa ultimamente inincidente"? Grazie

 
21/04/2016 - IL MURO (nicola mastronardi)

Si frena sulla scuola, perché si sbatte contro un muro statalista e come dice giustamente il signor Cominelli le scuole paritarie diventano le vittime consenzienti del peggiore statalismo abituato a ergere muri. Ribadisco un pensiero a me molto chiaro, la parità giuridica (il principio) senza la parità economica è un raggiro, un illusione, un inganno. Tutto è fermo all'unica vera riforma (Luigi Berlinguer) di sedici anni fa.