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SCUOLA/ Le paritarie? Di princìpi non si vive, di risorse sì...

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In questo contesto chi ha la forza di attuare l'innovazione e chi può competere con le istituzioni statali che offrono, come precisa giustamente Cominelli, "ad un certo costo ciò che molte scuole statali cominciano ad offrire gratis"? E l'autonomia post-ideologica rappresentata dal modello inglese, è sufficiente a rispondere alla situazione attuale e potrebbe essere accettata dallo statalismo burocratico, dal sindacalismo corporativo e da un'opinione pubblica catto-marxiana che vede ancora nel privato l'effige del demonio? Nella stampa e nell'opinione pubblica italiana scuole private, petrolieri e lobbies varie non sono forse messe sullo stesso piano? E dunque cosa proporre? Come uscire dall'immobilismo del tiriamo a campare, aspettando nuovi cieli e terra nuova? 

Bisognerebbe arrivare a una sorta di deadline, con punti irrinunciabili condivisi da chi vive la scuola non statale ogni giorno. Forse un movimento dal basso, dalle scuole stesse, dai docenti, dal personale, da tutti quei sacerdoti e religiose, dai tutti i laici impegnati spesso a titolo gratuito, dalle famiglie che riconoscono un valore nella scuola frequentate dai propri figli, dalle migliaia di gestori che quotidianamente arrancano tra un adempimento burocratico e una fattura da pagare, da tutti loro può nascere un movimento di opinione che richieda l'attenzione a un mondo visto con ostilità. 

Questo movimento di gente potrebbe sostenere a partire dalla testimonianza personale, e non dalla rivendicazione, alcune richieste semplici. Un milione di studenti con una base sociale molto più ampia può permettersi di chiedere che il budget dei contributi statali annuali raggiunga almeno il 2% della spesa per la scuola statale, visto che oggi — come ha sostenuto Cominelli — è al 1,2%. Inoltre, secondo i suggerimenti di Roberto Pasolini l'avvio "di pari trattamento fiscale (Imu) e territoriale (Tari), così come il contributivo (Inps) per statali e paritarie". Poi l'accesso ai bandi per i fondi Pon da parte di tutte le scuole paritarie e infine l'intervento dei vescovi per favorire la stipula di convenzioni con gli enti locali là dove siano assenti. Una sorta di piccolo cahier de doléance per non far tramontare una grande realtà ricca di socialità e che permette alla sussidiarietà di non essere un principio enunciato solamente sui manuali.

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COMMENTI
21/04/2016 - LE CONSEGUENZE (Giuseppe Schillaci)

Ma come, Castagneto, difendiamo le conseguenze? (famiglia, educazione) Facciamo battaglie? Per le scuole sì e per la famiglia no? Non ci è stato detto abbondantemente che bisogna stare solo sull'essenziale, e le leggi non salvano l'uomo? Non ci è stato detto autorevolmente che la verità non si deve "cristallizzare in una dottrina che diventa ultimamente inincidente"? Grazie

 
21/04/2016 - IL MURO (nicola mastronardi)

Si frena sulla scuola, perché si sbatte contro un muro statalista e come dice giustamente il signor Cominelli le scuole paritarie diventano le vittime consenzienti del peggiore statalismo abituato a ergere muri. Ribadisco un pensiero a me molto chiaro, la parità giuridica (il principio) senza la parità economica è un raggiro, un illusione, un inganno. Tutto è fermo all'unica vera riforma (Luigi Berlinguer) di sedici anni fa.