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SCUOLA/ Comitati di valutazione e merito, il "buco" del Miur

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Con la logica decisionista che lo caratterizza, il Governo ha messo in pista la sfida della meritocrazia nella scuola senza tener conto che la valutazione della professionalità docente è una azione complessa e che l'assenza di una cultura valutativa diffusa, le ostilità ed i pregiudizi esistenti richiedono chiarezza di criteri e strumenti, trasparenza e condivisione. Il rischio è l'avvio di procedure complicate (o troppo semplificate) e variabili da scuola a scuola che potrebbero snaturare le potenzialità del processo valorizzatore che si intende avviare.

Alla sfida del Governo ci si sarebbe aspettato che almeno il ministero dell'Istruzione giocasse, qui sì, correttamente, la propria parte a supporto delle azioni delle scuole, essendo in gioco, tra l'altro, una distribuzione di risorse che richiede equità, trasparenze ed un minimo di conformità. All'onorevole "fai da te" dei singoli comitati di valutazione il Miur avrebbe dovuto offrire modelli, chiavi interpretative, strumenti, letterature tematiche e sintesi normative, magari assegnando all'Indire un ruolo di coordinamento, di ricerca e di supporto tecnico alle scuole. 

Un ruolo ombra, invece, a tutt'oggi quello che il Miur si è attribuito, limitandosi a pubblicare sul tema qualche Faq in risposta alle numerose sollecitazioni delle scuole e delle amministrazioni scolastiche regionali ed una Nota attesa da mesi — la n. 1804 del 19 aprile 2016 — che riporta alcune semplici "considerazioni", peraltro lacunose e generiche. Poca consapevolezza della complessità delle scuole e delle difficoltà che l'individuazione di criteri di valorizzazione del merito comportano se si mira anche ad ottenere il consenso ed il contributo di tutti? Spazio all'autonomia decisionale degli istituti scolastici? Consapevole presa di distanza nel timore di interferire su un tema delicato e decisivo per il quale un celebre ministro fu obbligato già nel lontano anno 2000 alle dimissioni? Prudenza dettata dalla politica, in vista di prossime scadenze elettorali? O, in fondo, scarsa considerazione del valore di un percorso di valorizzazione professionale, proprio mentre cresce nella scuola, al contrario, una nuova consapevolezza che l'innovazione passa anche attraverso la valutazione di chi ne è protagonista?

Trattandosi di un processo valorizzatore che mira a migliorare tutto il sistema scuola, il ministero avrebbe dovuto, ad esempio, preventivamente promuovere sul tema un progetto unitario di formazione e parallelamente avviare un'articolata sperimentazione per arrivare, nel breve periodo, all'applicazione da parte delle scuole di una procedura uniforme, anche se flessibile.

Intanto in molte scuole i comitati di valutazione, con dedizione ed intelligenza, hanno cominciato a scrivere i criteri per l'assegnazione del bonus, inventando, con non poca creatività e ricchezza, descrittori, indicatori, modalità di rilevazione e criteri per l'attribuzione delle quote. Ed anche i presidi, sui quali lo stesso ministero scarica di fatto tutta la responsabilità, non si sottraggono — senza acquiescenza nè rassegnazione — a svolgere la propria funzione utilizzando l'occasione secondo la sua finalità valorizzatrice, nel dialogo aperto con i docenti, consapevoli che dovranno svolgere anche il nuovo compito valutativo ed il carico di lavoro che la procedura di assegnazione del bonus comporterà, come nel caso di tante altre responsabilità, senza rete e in completa autonomia. 



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COMMENTI
27/04/2016 - Prèsidi con poteri paranormali (Vincenzo Pascuzzi)

“E nelle scuole non sarebbe difficile da parte dei prèsidi individuare e valorizzare i tanti docenti meritevoli anche ad occhi chiusi, senza troppe procedure” così conclude Ezio Delfino, DS e presidente nazionale Disal, forse con un sentimento misto di orgoglio, compiacimento e insieme frustrazione. Ora è pacifico e scontato che alcuni bravi DS siano in grado di individuare alcuni bravi e meritevoli docenti, ma è altrettanto pacifico e scontato che non tutti i DS siano in grado di individuare tutti i docenti meritevoli senza incorrere in errori od omissioni. In proposito, sono da condividere le preoccupazioni del DS Eugenio Tipaldi che segnala il “rischio di guerra fra bande” e alle quali ho indicato alcune aggiunte e integrazioni (v. orizzontescuola.it e tecnicadellascuola.it). Più che una furbata, Miur e governo – con l’iniziativa premialità - hanno commesso una ingenuità e un errore che potrebbero tornare indietro come boomerang.