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SCUOLA/ Perché solo al 26% di studenti italiani "piace un sacco"?

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Non basta la scuola. Serve anche e soprattutto la famiglia. Va ridefinito il rapporto che i genitori hanno con i docenti e la scuola stessa. Senza fare eccessivi allarmismi, è risaputo che ovunque in Italia, dalle materne alle superiori, si registrano "aggressioni" di genitori agli insegnanti, compiute in difesa del "pargolo", come reazione a brutti voti, richiami, note o bocciature. I genitori stanno diventando (ma questo è già ampiamente avvenuto) ultra protettivi nei confronti dei figli, spesso oltre ogni ragionevolezza. Si sentono legittimati a contestare, con esposti e segnalazioni, anche le scelte didattiche dei docenti.  

Credo che sia arrivato veramente il momento di fermarsi tutti e ripartire su basi nuove. Serve un rinnovato patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia, dove ognuno si assuma le proprie responsabilità e riconosca quelle dell'altro senza invasioni di campo. La conflittualità tra adulti e tra istituzioni educative non fa il bene dei nostri ragazzi! Molto si può fare in maniera autonoma nelle diverse realtà territoriali, ma indubbiamente qualche strumento normativo innovativo sarebbe di grande aiuto. A mio avviso questa è la vera emergenza educativa che tutti siamo chiamati ad affrontare nell'interesse esclusivo dei nostri figli, che in definitiva rappresentano il vero investimento per il nostro futuro.

E' del tutto normale per i ragazzi avvertire fatica e sentirsi sotto stress. Si tratta di situazioni scatenate dalla scuola e dalle pressioni sociali. Tuttavia, lo stress può diventare un problema e portare a conseguenze negative quali ansia e depressione, se l'adolescente viene lasciato solo e non sa come farvi fronte in modo sano. È importante guidare l'adolescente e aiutarlo ad esprimere al meglio le proprie angosce, ansie, ma anche insegnargli a incanalare in qualche attività l'energia travolgente che porta in sé. Chi lo deve fare? Gli adulti responsabili: i genitori, la scuola, la società.

Bisogna incoraggiare i nostri ragazzi al sacrificio e al lavoro riconoscendo e valorizzando le loro esperienze e i loro progressi. Occorre ridare senso e significato allo studio. Come scriveva Antonio Gramsci, "occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza".

Ci attende un percorso lungo e difficile, ma se ne siamo consapevoli e ci mettiamo in gioco sono sicuro che i risultati arriveranno e il prossimo rapporto dell'Oms ci restituirà degli adolescenti meno stressati.



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COMMENTI
27/04/2016 - se la scuola non piace (roberto castenetto)

Ma sì, mandiamoli a casa gli insegnanti che continuano a tenere noiose lezioni cattedratiche. Destrutturiamo le classi e introduciamo lo smartphone come medium didattico, da usare in gruppo, con un animatore digitale opportunamente formato. E aboliamo anche le discipline, tanto ormai c'è la rete, dove si trova di tutto.

RISPOSTA:

Il commento di Roberto Castenetto è lontano dalle mie affermazioni e convinzioni. Mi rattrista e mi fa essere sempre più convinto che la buona scuola la possono fare soltanto i buoni insegnanti. Ma davvero qualcuno può ancora pensare che è possibile fare scuola senza preoccuparsi di scaldare il cuore di coloro che dovrebbero essere i protagonisti dell'apprendimento? Sono davvero preoccupato che nell'epoca dei profondi cambiamenti e della complessità più ampia si possa continuare a perseverare con il paradigma "cambiare tutto per non cambiare niente". Intanto la rete sta sempre più prendendo il sopravvento e le lezioni cattedratiche non interessano più nessuno. GS