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SCUOLA/ Quell'entusiasmo più efficace di ogni "manifesto"

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L'esperienza milanese delle "Scuole aperte" come spazi culturali vivi risponde al Consiglio d'Europa che ha messo nero su bianco che "i beneficiari dei servizi pubblici devono entrare nella governance politica dei servizi e non solo essere interpellati per la customer satisfaction". Questo significa rigenerare le comunità scolastiche con la partecipazione attiva e responsabile dei genitori attraverso associazioni che generino cultura e apprendimento significativo. C'è una scuola viva che deve essere accompagnata da dirigenti e insegnanti aperti alle persone e alle associazioni che desiderano incrementare i talenti dei ragazzi attraverso l'aiuto allo studio, le arti, la musica, la formazione di bande musicali e orchestre, gli orti e il teatro. Le scuole aperte sono un immenso patrimonio immobiliare che si mette a disposizione delle energie diffuse delle nostre periferie urbane, dei nostri paesi, dei nostri quartieri. 

La Scuola Aperta intende liberare l'istituzione scolastica e non ridurla ad un semplice nodo amministrativo e burocratico. Per far ciò è necessario dosare i "no" che si devono esprimere ad una riduzione della scuola a semplice apparato burocratico-amministrativo e volgerli in risposte affermative per conoscere, camminare insieme, educare ed educarci al vero, al bene, al bello.

Anche Goethe ha sentito la necessità di esprimere alcuni no netti nella sua vita, come spiega Hans Urs von Balthasar nel lungo capitolo dedicato al  poeta tedesco in Gloria; in primo luogo un no alla rivoluzione francese, che ha pensato di rinnovare la società senza uno spirito di sacrificio ed in forza di un materialismo appiattito, ma nessuno dei suoi no avrebbe convinto il duca di Weimar Carl August di chiedere proprio a quell'uomo di ricostruire la città di Weimar. Prima di tutti i suoi no in Goethe si intravede una concezione positiva dell'essere, che trova nell'esperienza stessa non solo il "materiale", ma il "presupposto" per far si che una città o una scuola diventino uno spazio di incontro aperto e plurale. Uno spazio in cui i ragazzi, gli insegnanti, i presidi e gli altri attori della vita culturale di un quartiere o di una città vengono visti come "doni", come un arricchimento, che non viene "fatto", ma "generato", perché tutto e tutti sono sempre espressione di quel primo atto generativo che è il dono dell'essere finito come tale.

"Il negativo è niente; se dico che ciò che è male è male, cosa ho guadagnato?" (Goethe), ma se testimoniamo ciò che è bene e quanto questo bene sia generato dall'infinito e ad esso voglia tornare, non toccheremo una corda del cuore di tutti, anche dei politici, che porterà ad un reale e fecondo impegno nella e per la scuola? 



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COMMENTI
16/04/2016 - Sui due interventi (Roberto Graziotto)

1. Per quanto riguarda l'obiezione di Silvia Ballabio, vorrei solo specificare che l'alternativa non era tra tra appello si e appello no. Angelo Lucio Rossi ha firmato l'appello, io no perché vivo in Germania e non sono preside. Era solo un tentativo di mettere a parole una perplessità che abbiamo espresso in modo, come lei stesso riconosce, integrativo e non confrontativo. 2. Per quanto riguarda l'amico Pellegatta lui sa bene che io stesso ho portato e tradotto per ore il mio preside tedesco quando era stato invitato a Napoli e a Roma, perché sentivo come una storia importante il tentativo di DISAL. Angelo Lucio Rossi ed io abbiamo solo provato a mettere in comune, anche in questo scritto, un'amicizia ed un'esperienza a livello filosofico e pedagogico. Peccato che non ci sia confrontati con quanto detto e non con quanto forse ci sarebbe dietro le quinte: ciò che caratterizza o meno gli autori dell'articolo. Peccato che si veda anche tra chi ha uno stesso intento, il superamento della burocrazia asfissiante per una vita come testimonianza, sempre e solamene la debolezza non la forza di una proposta.

 
03/04/2016 - Da una compagnia nel lavoro (ROBERTO PELLEGATTA)

E’ noto che i contenuti del manifesto che voi valutate sono presi pari pari dall’opuscolo omonimo diffuso nel 2013 da Andrea Ichino (http://www.andreaichino.it/liberiamo_la_scuola.html) e che lo stesso anticipò nell’incontro dove fu invitato dai dirigenti scolastici di DiSAL al Meeting di Rimini 2011. Con la differenza che quell’opuscolo e quell’incontro indicavano una strada positiva da percorrere ed una scuola da costruire, mentre le indicazioni del manifesto citato restano generiche. Il Manifesto che DiSAL diffuse in Italia nel 2013 (http://www2.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=17742&Titolo=Manifesto%20DiSAL%20per%20una%20nuova%20dirigenza%20scolastica) riprendeva quella strada, sulla quale tanti dirigenti scolastici si sono impegnati assieme per tentare esperienze di scuola un po’ più “libera” dai lacciuoli burocratici, mentre nel contempo chiedevano costantemente ai vari Governi spazi di libertà per una scuola più viva. La scuola italiana ribolle di proteste, richieste. Anche sull’onda del Manifesto di DiSAL, l’esperienza di una compagnia di dirigenti scolastici che lavorano pazientemente e tenacemente assieme per una proposta positiva di scuola (e che escono dall’azione individuale o dalla pura rivendicazione) è diventata un ribollire di esperienze e azioni dove la speranza di una scuola un poco migliore inizia già.