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SCUOLA/ Noi, "generazione Erasmus", il fascino di scoprire la normalità degli altri

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Mercato centrale a Valencia (Infophoto)  Mercato centrale a Valencia (Infophoto)

Che prezzo si paga per partire? Perché sì, un prezzo c'è, sia che tu parta sia che tu stia tornando: le amicizie più fragili verranno sacrificate, uno stretto regime abitudinario di treni, impegni e sport, verrà messo in pausa. "Ma piangerai!" mi dicevano, sì e per togliervi ogni dubbio certe sere piango ancora. La nostalgia non si anestetizza. Ma ora le parole hanno un altro profumo, un gusto, delle fisionomie vere. Quanto può fare un uomo in viaggio! Quanto possiamo ancora fare di fronte a tragedie come quella di Parigi e Bruxelles, e di un terrorismo che invita all'immobilismo. Perché la mobilità rende consapevoli, viaggiare rende saggi e quindi meno governabili… partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. C'è un mondo intero che può farti capire chi sei, per cosa vale la pena vivere e persone che a conoscerle ti ribalteranno il cuore. L'essere umano ha scritto nelle vene il desiderio di esplorare.

Oggi che sono tornata, resto in ascolto attorno a me come mai prima, non importa se sei un uomo di successo o un senza tetto, ogni tua parola può insegnarmi qualcosa, anche in una città — la mia — che non mi è mai piaciuta. Un "come stai" chiesto con l'accento giusto ora mi commuove. 

Partire non snatura, non rende differenti, non rompe i legami, senza dubbio è una scelta  difficile ma che permette di prendere in mano il futuro. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo, chi dice questo o non è mai partito, o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato. Domando di più, sono più attenta, non ho più voglia di perdere tempo, di starmene a non fare nulla…Certo, lontano dalla solita stretta di noia dei grigi pomeriggi, era tutto più facile, ancora oggi capita che quando parlo con qualcuno mi senta "scordata" rispetto allo standard. I viaggi che facciamo ci modellano, così per me la metro avrà sempre quel sottofondo di musica classica come nella tratta Valencia-Seminari Ceu, il tramonto un ricordo di Roccaforte e l'aeroporto un profumo di empanadas. Sento un'insopportabile mancanza di avere il mare là dove vivo e di svegliarmi la mattina parlando in una lingua che non dò per scontata. Anime altrui si sono impresse indelebilmente sulla mia. 

Tutti abbiamo la nostalgia per qualcosa che non sappiamo, una nostalgia che in parte sicuramente è fatta di quello che pensiamo di aver perduto, ma la verità è che la parte più consistente di questa è una nuova speranza, è il desiderio di quanto ancora ci resta da vedere. 



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