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SCUOLA/ Noi, "generazione Erasmus", il fascino di scoprire la normalità degli altri

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Mercato centrale a Valencia (Infophoto)  Mercato centrale a Valencia (Infophoto)

Correre, volare, studiare, abbracciare, credere, assaporare… Eccomi quindi, straniera in terra di stranieri. Non ho dormito molto in aereo, penso per colpa dell'entusiasmo che ho addosso. Esco dall'aeroporto e sono decine i volti che mi sommergono, hanno gesti quasi conosciuti, accoglienti ma non appena qualcuno tenta di parlarmi… vuoto, confusione, una scoperta tanto banale che mi lascia sconcertata: le cose non hanno solo un nome, ne hanno mille! E ciascuno con una prospettiva diversa, con un suono e un profumo… Si chiama… ma potrebbe anche chiamarsi…

Buongiorno, mi chiamo Sara, ho 21 anni e sono italiana. Da oggi sono Erasmus, quale la mia destinazione? Valencia, España. 

Arrivederci alla terra del già conosciuto, del familiare e bienvenida alle strade dai lampioni gialli che ora ignote, diverranno casa anch'esse; voci di gente che ho incontrato mi affollano la mente: "Perché sei partita? Perché vuoi partire? Poi ripartirai?"

Ho quasi paura, la sensazione iniziale è quella di stare in due luoghi contemporaneamente, sarò pronta? No, quando si sente il bisogno di mettersi in viaggio non si è mai pronti a camminare. So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. 

Eppure la musicalità di una domanda fatta in valenciano, le strade movimentate attorno alle Torri… che ricchezza questi pezzi di vita, raccolti da un uomo in giacca e cravatta che parla al telefono nella metro, affianco a una vecchia signora che anche lei, chiedendo l'elemosina, mi lascia in custodia qualcosa.

"Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista… sveglia la tua anima spagnola!" La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Sfatiamo un mito: non importa quanto tempo o precauzioni abbiate speso a prepararvi alla partenza, la vita non segue mai i piani — lo stiamo imparando nel bene e nel male — non ne siamo padroni: una volta arrivati su un suolo estero ricomincerete da zero, come quando dai gattoni i bambini si azzardano a mettersi su due piedi, e lì, su due zampe, come appare grande il mondo di sempre..! Per questo vi consiglio di portare con voi solo l'essenziale, presto vi accorgerete che il resto non vi serve.

Oggi c'è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande…Quanta bellezza a dover spiegare anche la più scontata delle mie abitudini italiane, improvvisamente ritenuta di valore perché vissuta a distanza di chilometri. E allora il racconto passa attraverso i gesti, gli abbracci, le espressioni del viso che forse prima non guardavo tanto.



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