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SCUOLA/ Il miglioramento e la via italiana (corretta)

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È questo lo sfondo culturale nel quale si pongono gli apporti migrati da noi copiosamente negli ultimi anni dal mondo anglosassone nel quale prevale, in genere, una concezione di qualità scolastica e di miglioramento pragmatica, molto dettagliata e strettamente vigilata dalle autorità scolastiche con protocolli prescrittivi e procedure standardizzate. Nei casi di ripetuti risultati giudicati insufficienti sono attuate iniziative di sostegno predisposte dall'alto. Nelle ipotesi estreme, come è risaputo, è addirittura prevista la chiusura delle scuole le cui performance sono ritenute inadeguate. Volendo sintetizzare con poche parole questa tendenza si potrebbe dire che "le procedure messe in atto dal sistema sono garanzia di qualità anche per le persone". 

In altri casi — come accade in Italia e in quelle realtà ove prevalgono logiche "riflessive" più che procedurali — il miglioramento è affidato all'iniziativa gestita "dal basso" da dirigenti e docenti (in taluni casi anche coinvolgendo soggetti terzi come le famiglie). Le azioni previste per "migliorare la scuola" puntano in questo caso all'innesco di processi virtuosi come, per esempio, l'intreccio tra i dati offerti dalle valutazioni di sistema con gli esercizi di autovalutazione interna, la capacità di "situare la scuola" nel contesto socio-ambientale e di favorire iniziative d'intesa con il territorio, il potenziamento del capitale professionale, la valorizzazione della leadership educativa, il rispetto per la cultura locale. Volendo anche qui ricorrere ad una rapida definizione si potrebbe dire che "la qualità della scuola è strettamente associata e affidata alla capacità di gestirla da parte di chi ne fa parte". 

In entrambi i casi è prevista la presenza di figure di accompagnamento, ma con caratteristiche alquanto diverse. Nel primo caso il tutor agisce direttamente nella scuola, sulla sua organizzazione e sul dirigente — quasi sempre disponendo di risorse appositamente destinate —, in certi casi addirittura sostituendosi (come se si trattasse di una forma commissariale) alla dirigenza. Nel secondo caso il tutor svolge principalmente due compiti, 1) concorrendo alla individuazione dei problemi e suggerendone le possibili soluzioni (lasciando comunque alla scuola la libertà di agire in proprio) e 2) affiancando per un certo periodo il percorso di miglioramento. 

Diversi appaiono anche gli atteggiamenti verso l'esito del miglioramento. Nei casi pilotati "dall'alto" sono le stesse autorità a certificare il raggiungimento o meno dei risultati prefissati da appositi standard. Nelle prassi che puntano alla mobilitazione delle risorse "dal basso" l'accertamento del miglioramento si configura operazione più complessa perché — per lo meno in via di principio — ciascuna realtà scolastica è un unicum rispetto a cui è difficile stabilire griglie prescrittive di valutazione (al più di può parlare di tendenze al miglioramento). 

Dal punto di vista della centralità dello studente — quello che dovrebbe essere il punto di osservazione privilegiato perché la scuola prima di essere una organizzazione da rendere efficiente è un'istituzione educativa di persone per le persone — entrambe le strategie sono accomunate da una certa trascuratezza. 



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