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SCUOLA/ Il miglioramento e la via italiana (corretta)

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Sia pure con modalità molto diverse, il focus è infatti centrato nell'uso e nell'altro caso sugli aspetti funzionali e organizzativi. Scarso spazio nelle prassi migliorative hanno interrogativi oggi ricorrenti non solo in ampia parte della letteratura pedagogica e psicologica (che in materia di miglioramento potrebbe fornire molte suggestioni), ma vissute in presa diretta dalle famiglie e dai ragazzi che vanno a scuola con la testa nello smartphone e spesso convinti di partecipare a un'esperienza che "non serve". 

Qualche esempio: quale rapporto tra la realtà scolastica quotidiana e le pratiche di insegnamento/apprendimento (detto in altro modo: perché studiare?), come rispondere al cambiamento culturale in corso (il dibattito sulla cultura scolastica appare oggi residuale), come gestire la relazione adulto-studente (non credo che la scuola possa ridursi a un luogo di semplice socializzazione), quale senso attribuire allo sforzo e all'esercizio della volontà, come razionalizzare l'impiego dei nuovi strumenti della comunicazione? 

Se tra i tanti indicatori necessari per stendere il Piano di miglioramento non includiamo anche questi interrogativi primari è come se si mirasse a costruire un sistema perfettamente funzionante senza tuttavia i chiedersi a cosa esso realmente serva. Soltanto a preparare lavoratori e consumatori perfettamente addestrati?

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