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SCUOLA/ Libertà e regime, "dialogo" tra uno studente e un professore

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25 aprile: è questa la nuova "resistenza" (Infophoto)  25 aprile: è questa la nuova "resistenza" (Infophoto)

Per anni siamo andati avanti così e non abbiamo raccontato nulla del 25 aprile, lo abbiamo solo usato per affermare una posizione. Questo ai giovani d'oggi non interessa, non capiscono che cosa ci stia dentro ogni posizione; inoltre proprio non interessa loro prendere una posizione — e una posizione perché?

Sono forse dei pusillanimi i giovani d'oggi, vogliono evitare di pronunciarsi? No! Nulla di tutto questo, vogliono sapere, e la storia la si sa se la si racconta, non se la si interpreta, non se la si usa.

I giovani d'oggi hanno sete di conoscenza, vogliono che si racconti loro che cosa è successo, come un popolo che è stato oppresso per vent'anni si è ritrovato e ha cominciato a ricostruirsi.

Quella del 25 aprile è stata una grande occasione per scoprire la vita di quella gente che ha vissuto sotto il fascismo, per intercettare l'anelito del loro cuore, per individuare le mosse di chi ha preso le armi contro l'oppressore, per gioire con loro nei giorni della liberazione.

E soprattutto è una grande occasione per finirla di parlare della Resistenza come lotta-contro. Certo vi è questa dimensione di opposizione al tiranno, ma la verità della Resistenza sta nel fatto che i suoi ideali sono diventati la leva per costruire qualcosa di nuovo, qualcosa che c'era già e che il fascismo non era riuscito a cancellare, un popolo, una capacità indomita di condividere il bisogno dell'altro, una tensione insopprimibile a considerare l'altro come ricchezza.

Questa è la Resistenza, e che sia stato questo lo testimonia l'Italia della ricostruzione, tutti insieme a mettere mattone su mattone perché sorgesse un'Italia nuova. 

Di questo è segno una Costituzione che non fu democristiana né socialista o comunista né liberale, ma che assunse tutti gli ideali in un amalgama unico in quel periodo di Guerra fredda. Questo evento è unico, nessuno riuscì a costruire una democrazia così aperta, dove ognuno poteva e può essere se stesso in rapporto con l'altro che è diverso, con una identità diversa.

Si deve insegnare così la storia di quei giorni di liberazione, si deve insegnarla così per andare alle origini di quello che cerchiamo di essere oggi: un popolo, un insieme fatto da tante relazioni. Oggi, con sfide diverse, è davanti a noi la stessa questione seria di quei giorni, passare da un nervoso andare-contro alla costruzione del popolo che siamo, dove ognuno possa star bene, essere com'è e star bene con gli altri.

Gianni Mereghetti, insegnante  



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