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SCUOLA/ Marijuana in classe, studenti bocciati: siamo sicuri che sia solo un fallimento?

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Ancora una volta, di fronte agli attacchi sulla stampa e degli stessi organi comunali, la scuola non ha sbandierato, per un alto senso di responsabilità, quanto in questo anno scolastico era avvenuto all'interno di quella classe, quanto è stato fatto per aiutare i due ragazzi e gli altri. Perché non riteneva corretto dare in pasto all'opinione pubblica i disagi e le difficoltà di persone minori che invece ora, grazie all'intervento di alcuni che avrebbero, come la scuola, la responsabilità di proteggere quegli stessi minori, sono di pubblico dominio. Ma se questo è avvenuto, se ora sappiamo quanta strada ci sia stata prima di arrivare al fatto dello spaccio, c'è da osservare con amarezza che queste evidenze non hanno minimamente spostato i termini del dibattito. E invece, secondo noi, la conoscenza di questa storia cambia completamente i termini del problema.  

La scuola, già nel testo del provvedimento del consiglio d'istituto, ha sempre asserito di avere agito con tempestività a garanzia e a tutela dei due ragazzi e dei loro compagni. Sulla stampa questo sembrava significare: li buttiamo fuori perché non rovinino anche gli altri, per paura, per incapacità. Ma la storia che raccontano gli insegnanti è diversa. La scuola ha sempre rivendicato il suo ruolo educativo, la nuova classe ha accolto con entusiasmo l'arrivo dei due compagni arrivati nel corso del triennio. Ma poi quegli stessi ragazzi giovedì 21 aprile hanno avuto il coraggio di denunciare un fatto ritenuto gravissimo e ultimo di una serie di comportamenti inadeguati e offensivi. A 14 anni si può avere la forza di parlare, anche grazie all'educazione, a principi come legalità, bene, rispetto se questi non rimangono parole. 

Nei giorni immediatamente successivi all'episodio in classe, raccontano gli insegnanti, aleggiava la paura: gli occhi dei ragazzi parlavano e chiedevano, persi, cosa dovessero fare. La risposta, dicono a scuola, ancora una volta, è stata la volontà di aiutare tutti. A cominciare da coloro che con il loro comportamento hanno una volta di più manifestato tutto il bisogno che nascondono dietro ad atteggiamenti trasgressivi, il bisogno ormai sempre più evidente di un percorso adeguato ce possa sostenerli nella ricerca di quel bene che, loro malgrado, hanno perso di vista. Un percorso che, come i fatti dimostrano, per certe situazioni deve necessariamente giungere da un concerto di elementi che non lasci da sola la scuola. 

La scuola ha sempre sostenuto, dal consiglio di classe al presidente del consiglio d'istituto, alla responsabile di plesso, che il provvedimento preso è innanzitutto nato dalla consapevolezza estremamente realistica che la scuola, in questo momento, e con i mezzi in suo possesso, poteva solo rendere evidente per tutti la necessità di un intervento speciale, anche per coloro che, preposti alla tutela dei ragazzi, avevano sempre fatto orecchie da mercante. Non l'esame di terza media è la necessità di questi ragazzi, ma ben altro. 



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COMMENTI
13/05/2016 - da una DS di un IC con lunga esperienza in un ISS (Genzianella Foresti)

Ora sono in un Comprensivo, ma la mia carriera sia da docente (lunga) che da dirigente (tre anni) si è svolta in istituti superiori. Ho visto troppi casi complessi per non pensare che "già" alle medie dovessero esserci segnali. Tralasciando la questione descritta chiaramente nell'articolo in questione, vorrei però aggiungere due considerazioni. Una relativa alla "asimmetria informativa" che caratterizza l'operato dei media e della scuola. I gornali scrivono, ma la scuola come può rispondere? I minori vanno tutelati soprattutto quando sbagliano. L'altra è relativa al fatto che spesso il "promuovere" è la "vera bocciatura", quando significa che in realtà la scuola si arrende: Non ce la facciamo, quindi ti lasciamo andare ... verso un Istituto superiore dove la dispersione ti aspetta (se hai meno di 16 anni) o verso il mare di una vita in cui non saprai adeguatamente nuotare.