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SCUOLA/ Marijuana in classe, studenti bocciati: siamo sicuri che sia solo un fallimento?

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Tutto questo fa vedere quali meccanismi subdoli e contorti possano essere messi in atto per parlare di una cosa senza in realtà mai parlarne davvero. E il meccanismo, purtroppo, è quello di sempre: non si lasciano parlare i fatti. Ad esempio, nei diversi interventi che si sono moltiplicati sulla carta e sul web non si è mai parlato della libertà. Della libertà che, pur nella loro ancora fragile e incompiuta personalità, i ragazzi hanno usato per scegliere cosa fare: anche di fronte a tutte le strutture, ai percorsi, alle attenzioni messe in atto, bisogna riconoscere che gli individui scelgono, che questi ragazzi hanno scelto. Ed è con la loro libertà che qualsiasi proposta pensata per loro dovrà confrontarsi: la scuola, non quella in questione, ma la scuola tutta, è in grado di farlo? 

In una vicenda in cui ha fatto gioco spostare l'attenzione su altro, occorre davvero rispondere alla domanda "di chi è la colpa"? No; bisognerebbe invece interrogarsi su quanto i diversi attori della vicenda siano stati capaci di assumersi fino in fondo le loro responsabilità. Forse converrebbe che chi ha alzato il dito accusando la scuola, per esempio, ripensasse a quanto era in suo potere fare e magari non ha fatto, anche perché non ha mai dato ascolto alla realtà che parlava attraverso le sollecitazioni, le richieste, le segnalazioni che venivano dalla scuola. 

Forse oggi converrebbe che chi è preposto ai servizi sociali non perdesse tempo con lo studio di possibili azioni legali o ricorsi, ma guardasse in faccia quei ragazzi che adesso sono fuori da una scuola e che dovrebbero sempre esser presi in considerazione per quello che sono. 

Forse oggi converrebbe a tutti guardare a quello che hanno fatto i compagni di quei due quattordicenni, che hanno avuto la certezza che il bene di tutti fosse che gli insegnanti sapessero, che gli adulti potessero finalmente intervenire per aiutare i loro compagni. 

Forse oggi converrebbe che i giornali e i chiacchieroni spegnessero i fari accesi sul dito che si alza a indicare la luna e la guardassero per davvero, la luna. Forse oggi converrebbe che posassimo lo sguardo su questi due ragazzi che gridano la loro povertà a un mondo che non li ascolta perché è troppo preso a decidere di chi è la colpa. Che forse, proprio per questo, è più povero di loro. 



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COMMENTI
13/05/2016 - da una DS di un IC con lunga esperienza in un ISS (Genzianella Foresti)

Ora sono in un Comprensivo, ma la mia carriera sia da docente (lunga) che da dirigente (tre anni) si è svolta in istituti superiori. Ho visto troppi casi complessi per non pensare che "già" alle medie dovessero esserci segnali. Tralasciando la questione descritta chiaramente nell'articolo in questione, vorrei però aggiungere due considerazioni. Una relativa alla "asimmetria informativa" che caratterizza l'operato dei media e della scuola. I gornali scrivono, ma la scuola come può rispondere? I minori vanno tutelati soprattutto quando sbagliano. L'altra è relativa al fatto che spesso il "promuovere" è la "vera bocciatura", quando significa che in realtà la scuola si arrende: Non ce la facciamo, quindi ti lasciamo andare ... verso un Istituto superiore dove la dispersione ti aspetta (se hai meno di 16 anni) o verso il mare di una vita in cui non saprai adeguatamente nuotare.