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SCUOLA/ Le 4 grane (e le dimenticanze) del maxi-emendamento del governo

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Gianni Bocchieri)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Gianni Bocchieri)

Infine, la Buona Scuola vede anche scomparire il giusto riferimento alla necessità di individuare "livelli essenziali delle prestazioni" (Lep) nei servizi educativi nella fascia 0-6 anni, sostituiti dalla definizione di "bisogni educativi standard". In effetti, visto il clima generale, continuare a prevedere la definizione di Lep ad invarianza di spesa sarebbe stato troppo persino per questo Governo. 

Come si può facilmente vedere, non si tratta di interventi di piccola manutenzione, ma di veri e propri tentativi di riparazione di quei guasti ormai perpetrati nella già fragile organizzazione della scuola. Eppure, ci sono molti interventi irrealizzati della cosiddetta "Buona Scuola" che avrebbero potuto richiedere interventi correttivi. A cominciare dall'alternanza scuola-lavoro, che  stenta a decollare per diverse difficoltà, tra cui la necessità di formare in maniera adeguata i docenti per la gestione di questa diversa modalità di insegnamento. Anche la valutazione degli insegnanti è ancora incagliata in un lunghissimo braccio di ferro con i sindacati, che avrebbero voluto avere un ruolo nell'assegnazione delle risorse legate al merito degli insegnanti. Per non parlare della valutazione dei dirigenti scolastici, che non ha ancora visto nemmeno l'emanazione di linee guida ministeriali. 

Insomma, dopo aver ormai appurato che la supplentite non è stata curata e che il precariato non è stato risolto, il rischio è che il nuovo testo della legge 107/2015 emendato dall'iter di approvazione del Dl 42/2016 possa essere addirittura peggio del primo.

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COMMENTI
18/05/2016 - I nodi della mala riforma vengono al pettine – 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Vediamo alcuni punti indicati nell’articolo e formuliamo alcune domande: 1) “con il solito scopo di sedare il malcontento sempre latente ….”: ma il malcontento non va affrontato e risolto? va lasciato crescere? o è solo artificiale e strumentale? oppure più c’è malcontento, più la scuola è buona?! 2) “in vista dell’immancabile protesta degli insegnanti …. ”: idem come sopra. La protesta va ignorato o soffocata? 3) “in deroga al vincolo triennale di permanenza nella sede di assegnazione”: il vincolo è cosa buona e utile? la sorte e la situazione i c.d. deportati (a 500, 1000 e più km e a loro spese) è ormai segnata e irrevocabile? il disagio dei docenti non si ripercuote negativamente sulla qualità dell’insegnamento? le assegnazioni provvisorie sono tabù? siamo sicuri che il vincolo triennale sia virtuoso e utile? quando scade non si triplica (quasi) la mobilità? 4) la “chiamata diretta” è una panacea? non moltiplica gli adempimenti burocratici e le responsabilità a carico dei DS, non tutti sicuramente capaci e idonei? non ci sono rischi di clientelismo e di sospetti? nessuno ha letto la “Lettera aperta dei Partigiani della scuola Pubblica a Giannini: La chiamata diretta in Italia non funziona”? 5) la responsabilità di possibili 250mila + 70mila docenti contemporaneamente in mobilità è forse dei docenti stessi, che ne sono vittime, o non piuttosto del governo e del Miur che hanno voluto fare tutto da soli, d’autorità, e in tempi stretti?

 
17/05/2016 - I nodi della mala riforma vengono al pettine – 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Da sempre, a Gianni Bocchieri non piace la riforma della scuola (prima ddl 2994, poi l. 107/2015, ora l. 107 + dl 42/2016), avrebbe preferito una riforma che stabilisse “il rafforzamento dell'autonomia scolastica e delle prerogative del dirigente scolastico”. Lo stesso Bocchieri critica sia il “conservatorismo governativo”, sia il “conservatorismo sindacale”, tanto che gli è stato suggerito di fondare un suo sindacato. Il suo articolo sul maxiemendamento governativo va visto alla luce di questa premessa. I nodi della mala riforma stanno venendo al pettine. Il governo ha cominciato a prendere atto della realtà e dei propri errori cercando di tamponarli con un decreto che però viene giudicato “un pannicello caldo che ha lasciato inalterati chiamata diretta, ambiti territoriali e comitato di valutazione, cioè gli aspetti più deleteri della legge 107/2015” (Gilda, 13.5.2016). Senza dubbio Bocchieri avrebbe preferito un decreto in direzione opposta: “Il maxiemendamento ha anche rappresentato il veicolo parlamentare per svilire ulteriormente le poche innovazioni della cosiddetta ‘Buona Scuola’”. Una scuola più severa, spicciativa, autoritaria, maschia, qualcosa tipo caserma. Però la sua conclusione: “la supplentite non è stata curata, il precariato non è stato risolto, il rischio è che il nuovo testo della legge 107/2015 emendato dall’iter di approvazione del Dl 42/2016 possa essere addirittura peggio del primo” è vera e condivisibile anche se da pdv diversi.