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SCUOLA/ Le 4 grane (e le dimenticanze) del maxi-emendamento del governo

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Gianni Bocchieri)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Gianni Bocchieri)

Come a voler raddrizzare le gambe dei cani, l'ultimo provvedimento del Governo in materia di istruzione e ricerca cerca di introdurre correttivi alla "Buona Scuola", con il solito scopo di sedare il malcontento sempre latente nella nostra scuola.

Infatti, il maxiemendamento del Governo approvato dal Senato con la fiducia (ora è alla Camera, scade il 28 maggio) non prevede solo il raddoppio del compenso dei commissari del concorso che non riuscirà a coprire tutte le cattedre scoperte ed il pleonastico diritto al pagamento dello stipendio in tempi ragionevoli, dopo le polemiche dovute ai ritardi nel pagamento degli insegnanti per le supplenze brevi. Il maxiemendamento ha anche rappresentato il veicolo parlamentare per svilire ulteriormente le poche innovazioni della cosiddetta "Buona Scuola", in vista dell'immancabile protesta degli insegnanti del prossimo mese di agosto, quando saranno ancora più evidenti gli effetti collaterali di quel piano straordinario di assunzioni che avrebbe dovuto curare la "supplentite" e risolvere il problema del precariato.

In primo luogo, il disegno di legge di conversione del Dl 42/2016 ("ex Lsu") prevede la proroga della possibilità di ricorrere alle assegnazioni provvisorie sui posti vacanti o disponibili in deroga al vincolo triennale di permanenza nella sede di assegnazione e la sua estensione anche ai neo immessi in ruolo con la legge 107/2015. In questo modo, anche i 70mila insegnanti assunti con le fasi B e C della Buona Scuola potranno richiedere di essere assegnati in via provvisoria ad un'istituzione scolastica anziché all'ambito territoriale dal quale i dirigenti scolastici dovrebbero scegliere i docenti in coerenza con il Pof, riducendo ulteriormente la portata della cosiddetta "chiamata diretta", già fortemente ridimensionata dall'accordo sulla mobilità dello scorso aprile.

Di conseguenza, agli effetti del piano straordinario di mobilità previsto per il prossimo anno, che potrà comportare lo spostamento di circa 250mila unità, si sommeranno gli effetti di un'ulteriore platea di circa 70mila docenti, che potrebbero chiedere di lasciare la sede di immissione in ruolo per essere assegnati temporalmente in altra sede.

In secondo luogo, il provvedimento governativo è intervenuto per tentare di modificare un'altra contraddizione della Buona Scuola: l'esclusione dal piano straordinario di assunzioni degli iscritti nelle graduatorie di merito della scuola dell'infanzia dell'ultimo concorso del 2012 che avrebbero dovuto partecipare nuovamente a una procedura concorsuale, non essendo stati immessi in ruolo. Con la modifica approvata dal Senato, questi insegnanti potranno essere assunti in Regioni diverse da quelle in cui hanno concorso, in subordine agli iscritti alle graduatorie a esaurimento (Gae) e nei limiti del 50% dei posti disponibili. 

In terzo luogo, il maxiemendamento fissa la decorrenza economica delle nuove assunzioni al 15 settembre prossimo, dando già per scontato che i tempi per la conclusione del nuovo concorso non consentano di effettuare le consuete immissioni in ruolo entro il 1° settembre.



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COMMENTI
18/05/2016 - I nodi della mala riforma vengono al pettine – 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Vediamo alcuni punti indicati nell’articolo e formuliamo alcune domande: 1) “con il solito scopo di sedare il malcontento sempre latente ….”: ma il malcontento non va affrontato e risolto? va lasciato crescere? o è solo artificiale e strumentale? oppure più c’è malcontento, più la scuola è buona?! 2) “in vista dell’immancabile protesta degli insegnanti …. ”: idem come sopra. La protesta va ignorato o soffocata? 3) “in deroga al vincolo triennale di permanenza nella sede di assegnazione”: il vincolo è cosa buona e utile? la sorte e la situazione i c.d. deportati (a 500, 1000 e più km e a loro spese) è ormai segnata e irrevocabile? il disagio dei docenti non si ripercuote negativamente sulla qualità dell’insegnamento? le assegnazioni provvisorie sono tabù? siamo sicuri che il vincolo triennale sia virtuoso e utile? quando scade non si triplica (quasi) la mobilità? 4) la “chiamata diretta” è una panacea? non moltiplica gli adempimenti burocratici e le responsabilità a carico dei DS, non tutti sicuramente capaci e idonei? non ci sono rischi di clientelismo e di sospetti? nessuno ha letto la “Lettera aperta dei Partigiani della scuola Pubblica a Giannini: La chiamata diretta in Italia non funziona”? 5) la responsabilità di possibili 250mila + 70mila docenti contemporaneamente in mobilità è forse dei docenti stessi, che ne sono vittime, o non piuttosto del governo e del Miur che hanno voluto fare tutto da soli, d’autorità, e in tempi stretti?

 
17/05/2016 - I nodi della mala riforma vengono al pettine – 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Da sempre, a Gianni Bocchieri non piace la riforma della scuola (prima ddl 2994, poi l. 107/2015, ora l. 107 + dl 42/2016), avrebbe preferito una riforma che stabilisse “il rafforzamento dell'autonomia scolastica e delle prerogative del dirigente scolastico”. Lo stesso Bocchieri critica sia il “conservatorismo governativo”, sia il “conservatorismo sindacale”, tanto che gli è stato suggerito di fondare un suo sindacato. Il suo articolo sul maxiemendamento governativo va visto alla luce di questa premessa. I nodi della mala riforma stanno venendo al pettine. Il governo ha cominciato a prendere atto della realtà e dei propri errori cercando di tamponarli con un decreto che però viene giudicato “un pannicello caldo che ha lasciato inalterati chiamata diretta, ambiti territoriali e comitato di valutazione, cioè gli aspetti più deleteri della legge 107/2015” (Gilda, 13.5.2016). Senza dubbio Bocchieri avrebbe preferito un decreto in direzione opposta: “Il maxiemendamento ha anche rappresentato il veicolo parlamentare per svilire ulteriormente le poche innovazioni della cosiddetta ‘Buona Scuola’”. Una scuola più severa, spicciativa, autoritaria, maschia, qualcosa tipo caserma. Però la sua conclusione: “la supplentite non è stata curata, il precariato non è stato risolto, il rischio è che il nuovo testo della legge 107/2015 emendato dall’iter di approvazione del Dl 42/2016 possa essere addirittura peggio del primo” è vera e condivisibile anche se da pdv diversi.