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SCUOLA/ Alternanza, tutti i problemi di una "riforma" rovinata dal centralismo

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Secondo un recente sondaggio effettuato da Skuola.net su 2.800 studenti, circa la metà degli studenti che hanno fatto alternanza scuola-lavoro potrebbe rispondere solo a domande sull'Ifs perché l'azienda quest'anno non l'hanno vista; la "fame" di aziende, visto l'ampliarsi del numero di studenti "alternanti" da 270mila ai futuri 1,5 milioni fra due anni, è crescita al punto da diventare endemica. Non a caso sono i licei ad aver più sofferto di questa fame, mancando quella rete di rapporti con le aziende del territorio, o essendo limitata a pochi contatti; il 55% dei liceali intervistati ha fatto un Ifs, e non è andato in azienda. Crearsi una rete di rapporti col territorio è già impegnativo se si devono "piazzare" due classi, per un totale di circa 50-55 studenti (situazione che corrisponde solo alle scuole paritarie con classi ancora corpose), ma i numeri di qualsiasi liceo statale sono mediamente di ben altra natura. I licei hanno quindi pagato il pegno di un loro ritardo organizzativo, frutto di una loro mancata "cultura di impresa"? Magari aggravata dall'insofferenza delle aziende che ai liceali non sanno cosa far fare? 

No di certo. Se di colpa si deve parlare, si parli della colpa di chi inventa riforme della scuola per farla diventare buona, ma non predispone un piano di formazione adeguato per l'espletamento degli obblighi formativi che il personale della scuola è comunque obbligato ad addossarsi, nella logica che per vincere l'immobilismo della scuola occorra "costringerla" a cambiare con piani imposti centralmente. 

Se il nuovo obbligo formativo, ad esempio il Clil, è "interno alla scuola" come istituzione, non può che arenarsi sul duro scoglio della realtà del mondo se bisogna trovare per numeri consistenti aziende e/o enti che progettino con la scuola percorsi di qualificazione e (ri)motivazione. Non si "importa" il modello del sistema duale tedesco, neanche in versione leggera, se non si ha una gestione federale, e non centralistica, del sistema istruzione.

Tuttavia un dato non va ignorato, e riguarda le risposte degli studenti intervistati da Skuola.net in merito al "gradimento dell'esperienza": il 70% degli studenti dei professionali e il 62% dei tecnici la valuta "molto utile", e solo il 44% dei liceali la valuta "poco utile". Un dato che mostrerebbe la validità formativa dell'alternanza scuola-lavoro, pur nella precarietà delle considerazioni in cui sia stata svolta, oppure il colpevole desiderio negli studenti di sfuggire per qualche giornata al compitificio, interrogatificio, e recuperatificio? "L'evasione del prigioniero non va confusa con la fuga del disertore", ebbe a dire J.R.R. Tolkien, soprattutto se il prigioniero ha, come in questo caso, l'obbligo di evasione; pardon, di formazione.



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COMMENTI
23/05/2016 - Egregia collega non giochiamo con la statistica (Franco Labella)

Egregia collega, ieri sera ho sentito in tv, a Fuorionda, il sottosegretario MIUR Faraone. Come Lei pure lui scherza con la statistica. Se si vuole ragionare seriamente sulla applicazione della alternanza scuola-lavoro, nell'era dell'informatica e del SIDI, bastano poche ore di lavoro e si certifica che quest'anno nelle scuole, sicuramente nei Licei ma magari molto meno nei Tecnici e nei Professionali, si è giocato non con Sim City ma sicuramente con le imprese simulate. La similitudine col CLIL mi è venuta spontanea leggendoLa perchè Lei è molto impegnata in quel settore nel lodevole sforzo di dare senso ad una "riforma epocale" che è nata, come pure ha scritto, sull'approssimazione. Come l'alternanza scuola-lavoro. L'approssimazione si accompagna alla propaganda e Le sembrerà strano ma che CLIL e alternanza avessero una genesi ed un destino comune, anche se a Lei sembra poco chiaro, io l'avevo scritto, mesi fa, proprio qui sul Sussidario: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2015/11/7/SCUOLA-Se-l-alternanza-fa-la-fine-del-Clil-/653459/. A fine anno, senza usare campionature statistiche di dubbia utilizzabilità ( a meno che Lei non conosca la composizione di quello che ha citato nell'articolo) posso scrivere: CVD. Come volevasi dimostrare. Dopo di che, se posso permettermi, suggerirei di usare il "tu" come si usa tra colleghi sia pure lontani e non conosciuti di persona ed anche di evitare l'"egregio". Ma sono osservazioni di passata.

 
23/05/2016 - Un equivoco che è colpa mia (Franco Labella)

C'è un equivoco per il quale avevo già pensato di chiarire prima ancora di leggere la risposta della collega Ballabio. Quando ho scritto di "Pravda" renziana non intendevo riferirmi all'autrice dell'articolo. Mi riferivo, invece, al coté parlamentare e non del PD. Giusto per fare qualche nome e per chiarire senza ombra di dubbio: mi riferisco, ad esempio, all'on. Malpezzi, a Francesca Puglisi e al sottosegretario Faraone. Quando li sento in tv e li leggo, col ritmo ripetitivo del disco incantato, e dal momento che nella scuola ci lavoro ancora, ho la netta sensazione di rileggere i giornali e le agenzie sovietici. Lo so dischi e URSS sono riferimenti sconosciuti ai più e pure obsoleti. Ma non è colpa mia se Renzi e company ripercorrono le strade di quel mondo che volevano rottamare. Rassicuro, perciò, Silvia Ballabio: quando parlo e scrivo ho, come tutti, tanti difetti. Ma mi riconosco un pregio derivante dall'onomastica: sono persino troppo franco. Perciò stia tranquilla (non serena, tranquilla): al massimo l'ho arruolata fra i volenterosi. E non tra i propagandisti.

 
21/05/2016 - Benvenuta nel mondo del reale (Franco Labella)

Cara collega Ballabio so che il titolo è del titolista ma anche stavolta il centralismo non c'entra nulla come per il Clil. C'entra piuttosto la propaganda, quella della Gelmini allora e quella della Giannini ora. Se si spacciano per riforme epocali scopiazzature raffazzonate di altri Paesi e sistemi, l'esito finale non può essere diverso dal cahier de doleances e dai tentativi di far dire a dati parziali ed incompleti quello che si vuole far dire a sostegno di tesi indimostrate. Solo che la propaganda prima o poi si sgretola impietosamente anche se c'è la Pravda renziana ad alimentarla.

RISPOSTA:

Egregio collega, lavorare su campionature è cosa normale, mi risulta. Quanto al titolista, credo che abbia, nel  mio breve commento, correttamente interpretato il senso del mio "no di certo", relativo alla "ricerca del colpevole". Immagino, da quanto Lei ha commentato, che dissenta. Anche se mi sfugge il senso preciso della sua osservazione relativa alla continuità Gelmini-Giannini, visto che l'articolo si riferisce all'introduzione obbligatoria dell'alternanza scuola-lavoro che, mi risulta, è un provvedimento della cosiddetta "Buona Scuola". O sono stata totalmente sommersa dalla propaganda del nostro attuale premier Renzi? SB