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SCUOLA/ Aperta d'estate? Un "attentato" alle emozioni dei bambini

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Salute emotiva che si forma nei primi mesi e anni di vita: i giovani di oggi sono i bambini di ieri, quelli che restano costantemente al chiuso alternando casa, classe scolastica e casa di amici per le feste, vivendo tra gli incubi di incontri orribili di sconosciuti e di incidenti stradali. Come non riconoscere che i bambini-galeotti di oggi non sono più padroni delle strade come cento anni fa? Non giocano ma fanno sport, non sono nemmeno padroni in casa loro perché il terrore di "sporco" e delle sostanze chimiche detergenti (in buona parte giustificato) li tiene alla larga da tutto. Vedono poco i genitori, giocano poco con loro, babysitterati da tv e videogames. Chi cresce in un clima simile di isolamento, di paura, di solitudine, di lontananza dalla natura e dall'aria libera come può pensare a guardare con speranza l'ipotesi di lanciare futuri figli — come diceva K. Gibran — come una freccia nell'ignoto mistero del mondo?

Veniamo allora all'attualità, alle proposte pratiche. Perché la salute emotiva si costruisce e cresce nell'alveo naturale di rapporti umani e sociali non resi alla stregua di quelli artificiali e costruiti dalle convenzioni o dalle opportunità politiche. E ameremmo allora veder facilitati questi rapporti, il contatto dei bambini con la natura e con i coetanei, tenerli meno al chiuso e renderli più esperti del mondo delle sensazioni naturali. 

Ecco allora la perplessità verso la proposta di allungare all'estate il tempo scolastico per supportare e sostituire il tempo che i genitori non hanno a disposizione per i loro figli, per via del lavoro. E' una proposta che ha acceso molte speranze in tanti, forse perché ormai sembra che il babysitteraggio scolastico sembra naturale, perché i genitori non hanno sentore del loro compito di contatto e scambio di sensazioni e affetto, e perché in fondo è più semplice e sbrigativo. Estendere la scuola all'estate è come dire che è un sostitutivo della famiglia, fino a dar l'impressione di voler fare equipollenza tra educazione familiare e istruzione di stato, fino a trasformarla in educazione di stato. Perplessità dovuta al fatto che vorremmo che i figli avessero più genitori e meno scuola, più educazione e collaborazione tra pari e meno "istruzione accademica" sin dall'asilo. Perché la scuola non è un sostituto o un palliativo alla presenza della famiglia; la famiglia per un ragazzo non è un'opzione come la scuola, gli amici di giochi non sono un'opzione come i compagni di squadra. Certo, i genitori lavorano e lavorano tanto; e se li aiutassimo con politiche del lavoro e della maternità a lavorare di meno quando hanno dei figli? La salute emotiva parte dal ridare più spazio alla famiglia, più opzioni ai genitori, più tempo libero; perché i genitori di oggi imparino ad amare il loro compito e contagino di speranza i figli; e perché i bambini di oggi contagino altri della speranza assorbita da piccoli.

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COMMENTI
23/05/2016 - Troppa grazia dottor Bellieni (Franco Labella)

Quando ho cominciato a leggere l'articolo e ho visto le citazioni di lavori scientifici mi sono chiesto se avessi sbagliato sezione. Non nel senso che quello che si legge sul Sussidiario non è supportato da dati certi. Ci mancherebbe, il Sussidiario è la mia prima e spesso unica lettura on line. No, volevo dire che mi sono posto una domanda e cioè se nelle proposte "innovative" dei decisori degli ultimi venti anni del mondo della scuola c'è altrettanto spessore scientifico. La risposta è, ahimè, un "No" netto, inequivocabile. Del resto, anche se ci vorrebbe ben altro spazio che quello di un commento, come è nata l'ultima iniziativa del Ministro Giannini? Dopo la richiesta di una mamma veicolata dalla Rete di tenere le scuole aperte. Per cui leggere gli approfondimenti e le riflessioni del dottor Bellieni (o di Alessandro Rosina a proposito del bonus bebè, altra trovata preelettorale del governo Renzi) mi sono detto: troppa grazia. E grazie, però, al dottor Bellieni per avere introdotto una ventata di discussione scientifica sui problemi. Se potesse farsi ascoltare anche dal sottosegretario Farone, dottor Bellieni, farebbe un'opera meritoria. Magari riesce a farlo desistere dalla propaganda, quella per la quale ieri sera a Fuorionda, inopinatamente e senza che c'azzeccasse proprio nulla col tema in discussione, il sottosegretario si è prodotto in un invito a votare "SI" ad ottobre. Ma non erano quelli che qualche settimana fa c'avevano detto di starcene a casa?