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SCUOLA/ Genitori, la difficile "arte" di esserci nel modo giusto

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In poche parole, le nuove generazioni di mamme e papà tendono ad essere iper-protettive: quanti ragazzi, proprio per questo, non riescono ad affrontare e superare le situazioni di paura, di conflitto, di difficoltà? Ogni anno impegno intere giornate a spiegare ai genitori che un'insufficienza, anche una bocciatura, non è un dramma infinito, ma un momento che richiede nuova convinzione ed energia positiva. "Nessuno nasce imparato", ripeteva Totò.

Un recente studio australiano ha parlato di "genitori-elicottero", in inglese "helicopter parenting". Si tratta cioè di quei genitori che, proprio come gli elicotteri, "ronzano" di continuo sopra la testa, sopra la vita dei propri figli. Quindi una presenza, non solo fisica ma soprattutto psicologica, esagerata, tale da perdere il riferimento alle cose veramente essenziali della vita dei figli.

Proviamo a fare una verifica: chi sveglia ogni mattina i propri figli per andare a scuola, perché non arrivino in ritardo? Chi si è accorto che il telefonino è il "cordone ombelicale più lungo del mondo"? Tutti questi comportamenti, come è ovvio, hanno delle conseguenze. L'eccessivo protezionismo produce ansia, insicurezza, dipendenza; di converso, prima o poi, produce ribellione, ricerca del limite, anche trasgressione. La "giusta misura" invece si chiama "autonomia responsabile", cammino, cioè, verso la maturazione, quindi il sano protagonismo, il coraggio dei propri talenti, la fiducia in se stessi e nelle mille relazioni.

Quanti genitori a scuola, ad esempio, intervengono oltre misura sui docenti, sulle loro valutazioni e programmazioni? Basterebbe chiedere se, al loro posto di lavoro, sarebbero disposti ad accettare volentieri non sempre giustificate e competenti intromissioni. Se certe cose non vanno, ovviamente, è giusto rilevarle. Ma educare i figli anche alla comprensione di queste complessità, anche alle contraddizioni, non è mai tempo perso.

I genitori sanno, o dovrebbero sapere, che è fondamentale tenere sempre un passo indietro nei confronti dei propri figli. Nel senso di una presenza discreta, non troppo distaccata, ma nemmeno troppo pressante. I ragazzi, cioè, vanno aiutati anche a sbagliare, perché è solo sbagliando, ce lo ripetiamo spesso a scuola, che si impara, che nasce la ricerca del perché dell'errore, e quindi della verità a partire dalla quale l'errore è errore. Vanno aiutati a non avere paura degli imprevisti, dell'ignoto, degli insuccessi. Così maturano più in fretta, nel senso di consapevolezza di sé e degli altri, dei "pari", cioè delle infinite relazioni.



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