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SCUOLA/ Renzi, passato e presente di una riforma senza "testa"

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Tuttavia, se il passaggio dall'istruzione elementare alla scuola media si universalizza negli anni Novanta, il salto nella scolarizzazione secondaria superiore si produce negli ultimi vent'anni del Novecento. Nel 1983, su 100 adolescenti tra i 14 e i 18 anni, gli iscritti in una scuola secondaria di secondo grado sono 54 e anche in questo caso con le donne leggermente in vantaggio (54,6 contro 53,4). Vent'anni dopo questi stessi tassi hanno ormai superato il 90 per cento: 92 le donne, poco meno di 91 gli uomini.

Insomma, il ventesimo secolo italiano è quello della generalizzazione dell'istruzione post elementare. Ora, se si guarda alla mera occorrenza cronologica di questi conseguimenti, non si può non notare come i due ambiziosi progetti riformatori che tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila segnano, anche per la scuola, il passaggio alla cosiddetta seconda Repubblica, giungano fuori tempo massimo. L'Italia porta la totalità o quasi dei suoi giovani in età scolare dentro il perimetro dell'istruzione secondaria agevolandosi sostanzialmente di strutture scolastiche con fondamenta ben piantate nel tempo e a voler dire la verità, tutta intera, ben prima della nascita della Repubblica.

Accanto a questa marginalità delle riforme Berlinguer e Moratti rispetto alla linea della scolarizzazione novecentesca, cui i due progetti non sono in grado di aggiungere granché, bisogna poi tenere conto di un altro elemento che caratterizza il ciclo riformistico del decennio 1996-2005. Il fatto cioè di avere la testa saldamente dentro gli anni Settanta. In quei dibatti sulla riforma della scuola secondaria nati intorno alle illusioni e alle ambizioni del decennio, a partire dal tratto che le contraddistingue entrambe. Voglio dire, il loro gigantismo, la pretesa di ridefinire dalle fondamenta l'impalcatura generale del sistema scolastico. Un tratto "gentiliano", riconoscibilissimo nelle ambizioni dei titolari dei due progetti riformatori, se non fosse per il deciso fraintendimento del rapporto tra scuola e storia d'Italia che aveva ispirato l'illustre predecessore.

Comincia da qui una storia che ci riguarda da vicino. Tra anni Novanta e Duemila, come ho detto, l'Italia repubblicana porta a compimento il cammino secolare che ha accompagnato l'uscita dei ceti popolari dal recinto della scuola degli elementi e la loro conquista delle sponde dell'istruzione secondaria, inferiore e poi superiore. La scuola repubblicana, in altri termini, raggiunge il suo scopo e con questo anche esaurisce il suo compito.

Qual è, adesso, il nuovo mandato dell'istruzione nazionale?

Possiamo interpretare questi ultimi venti anni e da ultimo il progetto Renzi di scuola come il tentativo, sempre fallito per la verità, di trovare un nuovo modello scolastico in vista di un tempo che si presenta con problemi educativi che sono anch'essi largamente inediti. 



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COMMENTI
27/05/2016 - Docenti come fanti controllati da droni (Vincenzo Pascuzzi)

Sintesi pregevole dell’accaduto e della situazione. La scuola è COSTRETTA a passare da una dimensione essenzialmente orizzontale (come è il suo nucleo essenziale costituito dal binomio docente-discente/i) e collegiale a una situazione innaturale e di tipo verticale (v. organigramma con preside al vertice + staff). La didattica diventa serva della organizzazione e della gerarchia. I docenti vengono ridotti a impiegati (v. commento di Roberto Castenetto), diventano quasi scolaretti del DS, del suo staff, degli esperti/colonizzatori esterni. I docenti vengono a trovarsi come obsolete truppe di terra controllate, minacciate, incalzate da aerei o droni: a questi toccherà onore e gloria (ma è ancora da vedere ….), ai docenti i rischi, la fatica, le critiche, i rimproveri e la responsabilità degli insuccessi. Non dimentichiamo che Renzi ha scritto la Buona Scuola sotto dettatura di industriali e finanzieri (1). I DS sembrano interessati e convinti della legge 107 (o stanno abboccando?) anche se ciò non è del tutto chiaro e scontato: “I dirigenti decidano da che parte stare: dalla parte della burocrazia o dalla parte della scuola” (v. altro commento di Roberto Castenetto - 16.5.2016). Inoltre, adesso il governo accredita i DS come ‘motori di cambiamento’!? ------- (1) Un tempo si sarebbe detto: la scuola dei padroni https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2015/10/19/vivalascuola-202/

 
26/05/2016 - riforme (roberto castenetto)

La crisi dei programmi scolastici e delle discipline si constata ormai da anni. Negli ultimi tempi, tra l'alto, si assiste al proliferare delle progettazioni, sia interne sia esterne alla scuola. Il risultato spesso è la sostituzione del docente con esperti o della disciplina con attività di altro tipo (cinema, video, teatro, ecc), che finiscono per colonizzare la scuola. La riduzione dei docenti a impiegati, da utilizzare in varie mansione è coerente a tale quadro. L'intervento dei genitori è certamente sempre più caratterizzato da una preoccupazione per il successo scolastico dei figli, reale o fittizio che sia. Non riguarda invece i contenuti dell'insegnamento, spesso sottratti agli stessi docenti, come detto. Una scuola dunque come luogo di "socializzazione" e non di apprendimento e maturazione globale della persona. Servirebbe invece una scuola capace ancora di trasmettere un patrimonio di conoscenze, di sviluppare l'uso della ragione, in tutti i suoi aspetti, e di insegnare a convivere nel rispetto di tutti. Ma per questo è necessario che i docenti recuperino il "mestiere".