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SCUOLA/ Non si sa un'acca di diritto (però l'educazione finanziaria la fanno le banche): è normale?

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Non è, però, quello che è avvenuto, e senza prenderla alla lontana partendo, come di solito si fa nelle ricostruzioni relative all'"educazione civica", dall'Aldo Moro ministro della Pubblica istruzione nel 1958 e dalla decisione di introdurre una materia così denominata, si può, per comodità, dividere la storia recente in "a.B." e "d.B." dove le sigle stanno per "prima di Brocca" e "dopo Brocca".

In realtà, come risulterà chiaro proseguendo nella lettura, c'è stata una continuità non casuale da parte di ministri di orientamento diverso ma praticata con pervicace tenacia persino nella scelta comune di privilegiare meccanismi (uno per tutti: le convenzioni con organismi costituiti da banche per l'"educazione finanziaria") che servono a tener lontani gli studenti da conoscenza e consapevolezza.

Mi soffermerò sulla storia recente, il "dopo Brocca", che è l'era iniziata con la decisione del ministero Gelmini di eliminare da licei, tecnici e professionali, riordinati nel 2010, lo studio del diritto e dell'economia, introdotto largamente dalla Commissione Brocca negli omonimi indirizzi sperimentali e che si protrae fino ad oggi, marzo 2016, con l'attuale ministero Giannini.

Lo farò partendo da due notizie recenti, una sul versante economico e l'altra sul versante giuridico, che hanno per protagonista proprio l'attuale responsabile di Viale Trastevere.

Il 26 febbraio 2016 viene firmata un'ennesima convenzione sul tema dell'educazione finanziaria degli studenti italiani fra il Miur ed un soggetto esterno al mondo della scuola, la fondazione Feduf, di cui è interessante leggere i partecipanti. Sono tutte banche anche se di tipologie diverse. E la Fondazione Feduf altro non è che l'erede del Consorzio bancario Patti chiari che ha svolto un'analoga azione sin dal 2007. Solo che la Fondazione avrà un pregio per le banche rispetto al Consorzio: costa meno, è low cost e perciò l'Abi ha sollecitato le sue associate ad una maggiore partecipazione.

Insomma non solo le banche decidono di continuare ad occuparsi di educazione finanziaria ma lo fanno anche investendo meno risorse rispetto al passato.

Banche, sempre banche e solo banche che si occupano di "educazione finanziaria": è una novità dell'era Banca Etruria? Ahimè no! A febbraio 2016, infatti, il Miur del ministro Giannini rifà quello che aveva già fatto col Consorzio Patti Chiari il ministro Gelmini ma pure il suo successore Profumo.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Cosa c'è di sbagliato in questa scelta di oggi? Ne ho già scritto qui, è l'Ocse che dovrebbe bacchettarci, mica i gufi antirenziani italiani. Perché sarà un po' difficile definire, come l'Ocse suggerisce da tempo, l"educazione finanziaria" versione Feduf "offerta formativa corretta, imparziale, coordinata a livello nazionale e nettamente distinta dalle iniziative a carattere commerciale"Che l'iniziativa non sia neutrale non sono certo l'unico a sostenerlo. Ci sono perfino i "concorrenti" (in questo caso consulenti finanziari) a sostenerlo apertamente



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COMMENTI
28/05/2016 - Diritto ed economia: discipline diverse (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il prof. Labella per l’interessante articolo e condivido la sua considerazione che sarebbe bene che materie quali il diritto e l’economia siano insegnate da docenti specializzati (anche se sul loro reclutamento immagino non sarei d’accordo con l’autore…) e non da personale “parabancario” di qualsivoglia livello di competenza specifica … e di incompetenza didattica. Mi (e gli) chiedo però perché sia così sicuro che sia bene che gli stessi docenti insegnino sia diritto che economia: non è affatto scontato che le due competenze coesistano negli stessi soggetti. Preferirei decisamente la “separazione delle carriere”!

RISPOSTA:

Gentile Crippa in astratto potrei anche essere d'accordo con la sua obiezione. Potrei, però, farle l'esempio del mio percorso universitario (Scienze politiche) caratterizzato da esami sia di Diritto che di Economia. Ma il punto non è questo anche perché la recente riorganizzazione delle classi di concorso della Giannini, ancorché funestata da errori di ogni tipo, non ha portato alla separazione. Il punto è piuttosto un altro e riguarda la "neutralità" della scelta di eliminare e di mantenere l'eliminazione (ancora una volta da Gelmini a Giannini senza soluzione di continuità) dello studio del Diritto e dell'Economia.Con i miei colleghi del Coordinamento nazionale siamo convinti da tempo che la scelta sia mirata, non casuale e condivisa da destra a "sinistra". Lei pensa che se ci fosse una conoscenza diversa, ad esempio, sulla riforma costituzionale sarebbe possibile per i sostenitori del SI spararle grosse come fanno quotidianamente? Citare, ad esempio, la tradizione monocameralista della sinistra, evocando e scomodando persino i leaders morti, quando la riforma mantiene e peggiora il bicameralismo visto che elimina, per il Senato, la sovranità popolare? E questo giudizio non è mio ma del prof. Alessandro Pace. Ma ci sarà tempo di riparlarne. Ora la brutta scuola di Renzi mantiene la scelta di non far acquisire agli studenti le competenze di cittadinanza. Anche questo l'ha chiesto l'Europa, dal 2006. Ma Renzi, Giannini, Faraone, Puglisi, Malpezzi non ci sentono. FL