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SCUOLA/ Non si sa un'acca di diritto (però l'educazione finanziaria la fanno le banche): è normale?

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Immaginando che ci possano essere lettori che non conoscono il dato, segnalo la presenza, nei ruoli del personale docente italiano regolarmente stipendiato dal Miur, dei docenti abilitati nelle discipline giuridiche ed economiche ora pomposamente denominate, secondo la terminologia delle nuove classi di concorso, "scienze economiche e giuridiche".

Ci sono i docenti ma non ci sono più le discipline nei quadri orari dei licei, professionali e tecnici riordinati dalla Gelmini e mantenuti inalterati dalla "Buona scuola" del ministro Giannini e, purtuttavia, abbiamo accettato di estendere le rilevazioni Ocse-Pisa alle competenze economico-finanziarie che i nostri studenti dovrebbero acquisire. Ma acquisire come? Con gli interventi spot delle banche della fondazione Feduf? Supponiamo che si voglia educare gli studenti ad un utilizzo consapevole dei farmaci: sarebbe razionale chiamare gli informatori scientifici del farmaco a svolgere questa azione nelle scuole o affideremmo questo compito magari al docente di scienze e chimica? Ma, evidentemente, bail in ed obbligazioni subordinate è meglio farle spiegare alle banche…

Questa è la notizia sul versante economico mentre quella sul versante giuridico riguarda un convegno chiuso proprio dal ministro Giannini. Lo scorso 17 marzo 2016 nell'Aula Magna dell'Università Luiss, Viale Pola 12 a Roma si è svolto il convegno "Vivere assieme nel XXI secolo: cosa può fare la scuola?", un Quaderno realizzato dalla Associazione Treelle sul tema dell'educazione alla cittadinanza. Il leit-motiv del convegno? La tesi di fondo è sintetizzabile in un noto paradosso: l'educazione alla legalità senza le leggi. E' una tesi che può essere ascritta alla proposta del ministro Moratti e resa operativa dal ministro Gelmini: lo studio del diritto è superfluo e non serve ai buoni cittadini. Non serve tanto che la scuola debba istruire attraverso le conoscenze e le competenze, serve piuttosto una educazione trasversale, non disciplinare, per educare gli alunni. Allo scopo il ministro Gelmini pensò bene di introdurre una non-materia, "cittadinanza e Costituzione". E' un unicum nel nostro ordinamento: non ha monte ore e non ha valutazione, non è quindi manco l'educazione civica di Moro. E' un'etichetta buona per tutte le iniziative, frammentarie, disorganiche, condotte dai soggetti più diversi (la Banca d'Italia, la Guardia di finanza, il Museo X e l'associazione degli ex consiglieri regionali Y, potrei continuare e ho tutte le note e circolari che segnalano le più varie iniziative) tutti rigorosamente esterni ed estranei alla scuola, una sorta di Coalizione dei volenterosi.

Gli ultimi arruolati nella coalizione sono stati gli avvocati o meglio l'Agorà degli Ordini Forensi, con una iniziativa sorprendente. Uno penserà: e perché non vanno bene gli avvocati? Provo a rispondere: conoscete biologi del Cnr che pensano di poter sostituire nelle scuole i docenti di scienze? Avete notizia di fisici che dal laboratorio del Gran Sasso calano in massa nelle scuole per prendere il posto dei docenti di fisica? Vi risulta che i giocatori della Emporio Armani di Milano stiano girando le scuole per prendere il posto dei docenti di scienze motorie? E perché mai tecnici del diritto sì ma privi di qualsiasi competenza didattica, dovrebbero sostituire i docenti di scienze giuridiche? 



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COMMENTI
28/05/2016 - Diritto ed economia: discipline diverse (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il prof. Labella per l’interessante articolo e condivido la sua considerazione che sarebbe bene che materie quali il diritto e l’economia siano insegnate da docenti specializzati (anche se sul loro reclutamento immagino non sarei d’accordo con l’autore…) e non da personale “parabancario” di qualsivoglia livello di competenza specifica … e di incompetenza didattica. Mi (e gli) chiedo però perché sia così sicuro che sia bene che gli stessi docenti insegnino sia diritto che economia: non è affatto scontato che le due competenze coesistano negli stessi soggetti. Preferirei decisamente la “separazione delle carriere”!

RISPOSTA:

Gentile Crippa in astratto potrei anche essere d'accordo con la sua obiezione. Potrei, però, farle l'esempio del mio percorso universitario (Scienze politiche) caratterizzato da esami sia di Diritto che di Economia. Ma il punto non è questo anche perché la recente riorganizzazione delle classi di concorso della Giannini, ancorché funestata da errori di ogni tipo, non ha portato alla separazione. Il punto è piuttosto un altro e riguarda la "neutralità" della scelta di eliminare e di mantenere l'eliminazione (ancora una volta da Gelmini a Giannini senza soluzione di continuità) dello studio del Diritto e dell'Economia.Con i miei colleghi del Coordinamento nazionale siamo convinti da tempo che la scelta sia mirata, non casuale e condivisa da destra a "sinistra". Lei pensa che se ci fosse una conoscenza diversa, ad esempio, sulla riforma costituzionale sarebbe possibile per i sostenitori del SI spararle grosse come fanno quotidianamente? Citare, ad esempio, la tradizione monocameralista della sinistra, evocando e scomodando persino i leaders morti, quando la riforma mantiene e peggiora il bicameralismo visto che elimina, per il Senato, la sovranità popolare? E questo giudizio non è mio ma del prof. Alessandro Pace. Ma ci sarà tempo di riparlarne. Ora la brutta scuola di Renzi mantiene la scelta di non far acquisire agli studenti le competenze di cittadinanza. Anche questo l'ha chiesto l'Europa, dal 2006. Ma Renzi, Giannini, Faraone, Puglisi, Malpezzi non ci sentono. FL