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SCUOLA/ Rapporto Iea-Eces: serve un curriculum prima dei 3 anni. Sarà vero?

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Rimane infatti ancora una sfida l'iscrizione da parte disabili o da parte di famiglie a basso reddito. L'accesso aumenta in relazione alla vicinanza temporale all'entrata nella scuola primaria, pur se, anche in questo periodo, non si registra una partecipazione totale dei bambini in età. 

Tutti i paesi cercano di garantire e migliorare la qualità del servizio, prima di tutto nel campo della salute, della sicurezza e della protezione, soprattutto attraverso le ispezioni, più ancora che attraverso gli accreditamenti.

Dal punto di vista degli obiettivi, prevalgono in generale quelli relativi alla salute ed al benessere dei bambini, soprattutto prima dei tre anni; dopo questa soglia in alcuni paesi sono presenti indirizzi "curriculari" anche relativi agli apprendimenti.

Gli indirizzi curriculari sono finalizzati allo sviluppo di abilità personali, sociali ed emozionali; alcuni sistemi suggeriscono o raccomandano il tipo di approccio, ma la maggioranza prevede libertà per gli educatori. Sopra i tre anni spesso vengono date indicazioni circa contenuti di apprendimento, approcci pedagogici, obiettivi di apprendimento e modalità di valutazione. Nessun approccio pedagogico sembra essere privilegiato, ma vi sarebbe una convivenza delle pedagogie di stampo "progressivo" con quelle di tipo "accademico". L'opinione del rapporto è che un'impostazione di tipo curriculare necessiti di essere estesa anche sotto i 3 anni. Da questo quadro dell'esistente si può dedurre che le aspettative sui risultati dei bambini non si focalizzano su risultati limitati alla prelettura ed alla prescrittura o alla pre-matematica, ma prevedono un arco ampio di sviluppo socio-emozionale. 

Non vengono in generale condotte valutazioni formali e nazionali, ma valutazioni degli operatori con forme miste di osservazione qualitativa e di standardizzazione, che vengono diffuse in modo molto vario anche con strumenti informatici. Tuttavia le politiche dei diversi paesi in proposito sono molto diverse, perché vi sono molte opinioni fortemente contrarie alla valutazione in questa tranche della formazione. 

Fin qui il rapporto Eces. A che riflessioni può portare? 

Prosegue la tendenza ad un'estensione e formalizzazione dell'istruzione come possibile via per il progresso dei popoli: prolungamento dell'obbligo, formazione permanente, formazione precedente, come in questo caso. Oltre che in profondità per le popolazioni dell'Occidente, la tendenza si sta estendendo in ampiezza, attraverso gli interventi economici degli organismi internazionali. Il postulato non è solo l'identificazione di istruzione con sviluppo umano e democrazia, ma anche che l'istruzione è necessaria ed automatica portatrice di sviluppo economico (si veda la teoria del capitale umano, oggi peraltro un po' messa in discussione).

Il forte ruolo che viene attribuito all'istruzione ci deriva dalle teorie pedagogiche di derivazione illuminista fortemente sviluppatesi dall'inizio del secolo scorso. L'istruzione sarebbe in grado, se adeguatamente gestita con le metodologie giuste ed i finanziamenti adeguati, di forgiare in senso positivo l'umanità, superando limiti economici e barriere culturali, intese come mero sottosviluppo. Tuttavia la realtà degli ultimi decenni sta insinuando qualche dubbio su questo postulato, che fino a poco tempo fa sembrava indiscutibile. 



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