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SCUOLA/ Greco opzionale al classico? Piuttosto chiudiamolo

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Tra gli interventi del convegno spicca l'orazione di Alessandro D'Avenia che giocava in casa per così dire: egli infatti si è laureato alla Sapienza di Roma e si è addottorato all'Università di Siena, i cui atenei hanno mandato una folta delegazione al convegno ospitato al Politecnico di Milano.

Sottolineo a latere che vedere seduto tra il pubblico un ordinario di letteratura greca dell'Università di Milano, allievo del compianto professor Dario del Corno, è stato per me, laureato presso la Statale di Milano, avvilente… non sarebbe stato più giusto che un suo autorevole rappresentante fosse annoverato tra i relatori? Misteri italiani.

Ma se torniamo a D'Avenia, che impersona chi si interroga sul senso eterno dell'esistente contro il logorio della vita moderna, osservo che è stato veramente simpatico: molti studenti (maggiorenni) lo hanno interrogato sul proprio futuro alla luce degli insegnamenti forniti da un corso di studi come il liceo classico. Il filo conduttore delle risposte di D'Avenia, bianche come il democristiano che è in tutti noi e rosse come il comunista che è — in fondo in fondo — in tutti noi, era la tesi pirandelliana ben sintetizzata quasi un secolo fa dal critico Tilgher: il cosiddetto contrasto tra vita e forma, ossia tra ciò che ciascuno di noi è autenticamente e ciò che la società, nelle diverse emanazioni, impone all'individuo di diventare; ma se questo dilemmatico dissidio viene calato alla realtà degli adolescenti di oggi e nella società social di oggigiorno, D'Avenia propone che sia la vita stessa ad acchiappare i giovani e non viceversa, ponendo ascolto alla sua multiforme voce… Ma, senza proseguire in cose che nessuno sa meglio di D'Avenia e leggibili nei suoi best-seller, rimane memorabile il suo tentativo di far leggere i classici ai giovani in sostituzione di riassunti, commenti, annotazioni di seconda mano. Egli, quando insegnava alla scuola media in prima, faceva leggere tutta l'Odissea, come fa leggere ai suoi alunni di prima superiore in un liceo  prestigioso della borghesia milanese. Egli è come il redivivo Omero e legge in traduzione le parole alate delle gesta eroiche, mentre tutti gli alunni sono seduti intorno (i banchi infatti sono stati da lui definiti "trincee") come se tutti si fosse catapultati nel megaron di un palazzo acheo. La cronistoria del Convegno potrebbe proseguire…

Secondo Ovidio, poeta raffinatissimo e relegato per ordine di Augusto in un paesello della periferia del suo immenso impero, Ennius ingenio maximusarte rudis (Tristia. II 424). Secondo la testimonianza di Gellio, Ennio soleva affermare di avere "tre anime" (tria corda), perché "sapeva parlare in greco, in latino e in osco". 



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