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SCUOLA/ L'anomalia di quei posti di lavoro garantiti a vita

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Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil (Infophoto)  Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil (Infophoto)

A differenza del passato, quella descritta non è una situazione eccezionale, ma una esperienza condivisa da centinaia di migliaia di giovani, ancor più dopo le nuove regole del lavoro che, superando il regime di cosiddetta job property, rendono oggettivamente più semplice il licenziamento. Non è un'ingiustizia, né un processo causato dalle leggi, ma l'evoluzione in atto in un mercato del lavoro sempre più liquido, mutevole e competitivo, nel quale le proprie competenze, conoscenze e abilità sono una forma di tutela molto più efficace dell'articolo 18. 

Di questa grande trasformazione il settore pubblico tutto, e quindi anche la scuola, non si cura, protetto da un apparato normativo il cui spessore e la cui pervasività contemporaneamente sono oggetto di critica continua, ma anche muro di protezione dai pericoli del mercato del lavoro privato. Hanno ragione coloro che chiedono nuove leggi e uno Stato più leggero, anche nelle procedure di selezione dei docenti (chiamata diretta?). Non si può avere, però, la botte piena e la moglie ubriaca: questi stessi osservatori si rendano conto, quindi, che la conseguenza del superamento delle barocche norme del nostro diritto del lavoro pubblico è la deriva improvvisa di milioni di lavoratori "sicuri" nel mare in tempesta dei mercati del lavoro, dove non ci sono concorsi che garantiscono il posto a vita, anche se tardivi e male organizzati.

@EMassagli



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COMMENTI
05/05/2016 - link (Giuliana Zanello)

Un buon commento mi pare essere l'articolo di Giovanni Passali pubblicato oggi.