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SCUOLA/ Io, docente in gita scolastica, "presidente per un giorno"

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Sì, perché di anno in anno la normativa ministeriale che regola i viaggi di istruzione è diventata più stringente: per trasparenza, il conferimento dell'incarico alle agenzie di viaggio viene regolato secondo bandi di gara identici ai grandi appalti pubblici. E, come per ogni appalto, siccome vince chi presenta l'offerta più conveniente, tutti i concorrenti giocano al ribasso, ovviamente cercando sino all'ultimo occasioni, spesso date da rinunce in extremis di altre comitive e scuole. L'encomiabile risultato è che inezie quali la data precisa del viaggio di istruzione, l'orario della partenza, il programma, il nome e la posizione dell'hotel sono spesso, e comprensibilmente in quest'ottica, noti solo in prossimità della partenza. 

Finalmente, si parte. Nel faldone che gli viene consegnato, il capo-comitiva (solitamente un prof fededegno e con qualche esperienza di viaggi di istruzione) si trovano, oltre a elenchi delle classi, piantine delle città oggetto di visita, recapiti utili, copia delle prenotazioni, un inquietante documento conosciuto come "nomina", dove, formalmente, lo si investe (è il verbo corretto, data la mole di responsabilità), di quella che è nota come missione: ovvero accompagnare, custodire gli studenti, essere responsabile del mantenimento dell'ordine,  vigilare che i pupi non distruggano camere d'hotel o non danneggino monumenti storici, che non si ubriachino eccetera… 24 ore su 24: "Inizio missione ore 5,30 di lunedì 11 aprile, fine missione ore 22 circa di giovedì 14 aprile": questo è l'incarico-tipo che il coraggioso si vede recapitare. 

E' di qualche settimana fa la famigerata circolare ministeriale da cui sembrava che il docente accompagnatore fosse responsabile anche della valutazione dello stato tecnico del mezzo: ma ce la vedete una vezzosa prof di francese a ispezionare il motore di un bus? In realtà, la circolare, interpretata correttamente, ribadiva solo — e per fortuna — che non si richiedono ai professori accompagnatori competenze trascendentali, e che nemmeno devono impararsi a memoria il "manuale del piccolo meccanico": semplicemente, si esplicita che, se il mezzo e chi lo guida sono palesemente inadeguati (se il pullman è una carretta, per esempio: cosa che, nella mia esperienza, non è mai avvenuta), il professore che accompagna la classe in viaggio di istruzione deve fare adeguata e tempestiva segnalazione, perché non si parta in modo avventato e pericoloso per sé e per gli studenti.

Ma, in cambio di cotanto impegno, e di questa responsabilità, da far tremar le vene e i polsi, quale sarà la ricompensa? Quale la ricca diaria? Zero, o quasi: il rimborso spese si aggira sui 20 euro (circa) al giorno, e, in alcuni casi, riguarda solo il giorno della partenza e quello del rientro. 

Ma allora, il gioco vale la candela? Assolutamente sì! Certo, se la classe è rispettosa e, non dico composta da mummie — si tratta pur sempre di adolescenti e non di ottuagenari — ma normalmente vivace, si possono, fra l'altro, gettare le basi per consolidare i rapporti umani, e lavorare meglio in classe al ritorno. 



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