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SCUOLA/ Nuove tecnologie, il punto debole è la formazione dei prof

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Fra gli interventi recenti in materia di istruzione si segnala il "Piano nazionale scuola digitale", un progetto che ha alle sue spalle una lunga storia. 

Da un lato i diversi interventi formativi dell'Indire sull'uso delle tecnologie al servizio della didattica (es. Fortic), e la produzione di materiali fruibili in rete (v. nel sito scuolavalore); dall'altro l'Ocse che chiede all'Italia di potenziare gli strumenti di accesso al web nelle scuole come fattore di innovazione e di dinamismo interno. Nel settembre 2012 tra le Raccomandazioni dal titolo "Italia: dare slancio alla crescita e alla produttività", in cui erano previsti anche cinque punti riguardanti l'istruzione e la formazione, l'innovazione era raccomandata insieme a valutazione di sistema, sostegno alla professionalità dei docenti, miglioramento della formazione professionale e del rapporto costo-efficacia delle università. 

Quanto all'innovazione tecnologica, ricordo che il 5 novembre 2012 l'associazione Diesse (Didattica e innovazione scolastica) partecipò a un'audizione al Miur davanti a rappresentanti dell'Ocse in cui le associazioni presentarono le loro idee sulla situazione attuale e sul futuro. Fra le riflessioni proposte allora da Diesse, una riguardava un'anomalia italiana: abbiamo avuto ingenti Fondi sociali europei nelle regioni Pon per acquistare tecnologia, ma abbiamo un sistema di formazione degli insegnanti poco strutturato. Conseguenza: invece di procedere da un progetto di innovazione alla sua strumentazione, abbiamo proceduto al contrario, dalla necessità di utilizzare i finanziamenti all'uso degli strumenti acquistati dalle scuole. 

Il problema non è però solo la formazione degli insegnanti all'utilizzo dello strumento, bensì quanto valore aggiunto può creare l'uso delle tecnologie in termini cognitivi, come strumento finalizzato all'apprendimento: che cosa si può fare in più e meglio con una Lim o con una piattaforma che fornisce utility? Il docente "si convince" se verifica attraverso esperienze concrete quanto questa modalità migliori la conoscenza effettiva, mentre per ora sembra che migliori solo aspetti motivazionali e di attenzione, i quali da soli non ripagano del grande lavoro necessario per organizzare ambienti di apprendimento orientati alle tecnologie.

La Lim per esempio può essere una grande opportunità se rende visibili processi cognitivi (esempi: in un testo di storia si possono distinguere dati/ricostruzioni e catene logico-cronologiche; in matematica l'effetto di una formula su un funzione sull'asse cartesiano; in italiano le relazioni logiche di coerenza come problema/soluzione, causa/effetto ecc.), quindi permette di entrare in alcune logiche disciplinari e di bilanciare un sapere a volte eccessivamente "libresco" (ripetere il libro di qualunque materia). Io stessa me ne sono servita nei miei ultimi anni di insegnamento (l'ultima scuola era attrezzata per questo) con una certa soddisfazione. Anche i partecipanti al concorso docenti 2016 sono invitati a conoscere queste opportunità: ricordo qui software didattici come Hot potatoes, attività multimediali proposte sui portali delle case editrici (es. Zanichelli), programmi dei tablet per soprascrivere su ebook (con ampia gamma di utilities), programmi appositi per alunni con Dsa (es. "ePico!"). 



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COMMENTI
08/05/2016 - Fuori gli insegnanti anziani e dentro i giovani (chiara gentili)

Se pensano che un/a ultrasessantenne possa approcciarsi alle nuove tecnologie con gli stessi risultati di un/a trenta/quarantenne, stanno sbagliando sonoramente.