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SCUOLA/ Noi "vecchi" prof siamo pronti ad accogliere i giovani?

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Diego li raduna, comincia a farli cantare, organizza un coro, tenta con successo il recitativo de L'Elisir d'amore di Donizetti; coinvolge pure la scuola primaria, visto che è capitato in un istituto comprensivo. Mette in piedi tre pomeriggi musicali cui sono invitati alunni e genitori e vengono chiamati a collaborare anche i due docenti titolari di musica della scuola secondaria: mai e poi mai, per temperamento e storia, i due proff. avrebbero pensato di poter lavorare assieme. Diego, senza saperlo, ha compiuto il miracolo. 

Il secondo fatto ha per protagonista il supplente annuale di tecnologia: 50 anni all'incirca, moglie e figli, non ancora di ruolo, è riuscito anche quest'anno a farsi assegnare al nostro istituto. Appartiene alla vecchia generazione "non digitale"; scarsa, per non dire nulla, la sua conoscenza dell'inglese. Alle spalle anni di esperienza come docente nella scuola secondaria di primo grado. Si iscrive al concorso: o la va o la spacca! Che dignità e che energia le sue: misurarsi con una prova che certo non lo favorisce malgrado la lunga esperienza di insegnamento. Parte per Desenzano del Garda la sera prima del giorno fatidico fissato per la sua classe di concorso: mica può arrivare in ritardo ad un appuntamento così decisivo. Ci ha provato dunque e non con la rassegnazione dello sconfitto, ma con la voglia di mettersi in gioco — perché no — anche a 50 anni.

Il terzo fatto focalizza l'avventura del neonato comitato di valutazione, esso pure previsto dalla legge 107. Mai prima d'ora si era potuto anche solo pensare alla valutazione del docente! La Buona Scuola è arrivata invece ad istituire un fondo da 200 milioni l'anno, destinato alla valorizzazione del merito proprio del personale docente. Ogni anno il dirigente scolastico assegnerà questi fondi ai suoi insegnanti tenendo conto dei criteri stabiliti, in base a linee guida nazionali, da un apposito nucleo di valutazione. È stata dunque una "manovra" impegnativa, quella della mia dirigente, finalizzata alla individuazione, all'interno del collegio, di qualcuno disposto a questa funzione delicata e complessa. Nessuno infatti vorrebbe trovarsi a dover "valutare" un collega, tanto più se — come noi — si è cresciuti con una mentalità di derivazione sessantottina. Una manovra difficile quindi, che ha "promosso" però la mia dirigente a leader educativo vincente della nostra scuola. Con una pratica di sana e intelligente attribuzione delle responsabilità, ha saputo infatti, nel corso dell'anno, mettere in campo la "sua" squadra, individuando quei docenti con il curriculum più adatto a realizzare il progetto formativo triennale dell'Istituto (il Ptof).  

Organico potenziato, concorsone, dirigente "leader educativo": tre fatti che documentano un, sia pur iniziale, cambiamento d'epoca

Non tutti certamente hanno accettato la sfida, ma sono sempre più ridotte le sacche di resistenza. C'è un vento nuovo che si respira a scuola, un vento non ideologico, capace di spazzar via lo scetticismo asfittico di chi si ostina a ripetere che... "è impossibile!".



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COMMENTI
01/06/2016 - Spottone elettorale (Franco Labella)

Come spottone non c'è male. Sarà interessante avere notizie della scuola della collega Sponza a settembre. Allora magari il collega di musica, novello pifferaio di Hamelin, sarà finito da qualche altra parte, la mancetta ai docenti avrà creato malumori e divisioni ed il leader educativo che ha avuto bisogno della L. 107 per scoprire il suo ruolo sarà alle prese con l'organico potenziato. Solo che il secondo anno non potrà essere creativo come il primo. Per cui restiamo in paziente attesa del reportage postelettorale. E della ennesima "riforma epocale". Tanto, una più, una meno, cosa sarà mai...

 
01/06/2016 - buona scuola (roberto castenetto)

Che cosa c'entra la buona scuola con queste performances? Non mi si venga a dire che la legge ha fatto il miracolo di ringiovanire i cinquantenni. Per nascere un'altra volta come Nicodemo ci vuole ben altro. Si analizzi invece più a fondo il dettato legislativo e si cerchi di capire come sarà la scuola del futuro prossimo, un tempo verbale che bisognerà imparare a coniugare, dato che il futuro remoto non lo prevede ormai nessuno. Che fine faranno, ad esempio, le discipline, dal momento che la riforma introduce progettualità non ben definite in orario curriculare. E che fine faranno conseguentemente i docenti, non più legati ad un insegnamento preciso e spesso sostituiti da personale esterno "non abilitato". Domande cui bisognerà rispondere, anche perché nel frattempo si sono create nuove "scale di valori" e nelle scuole potrebbe scoppiare una guerra di weltanschauung.