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SCUOLA/ Noi "vecchi" prof siamo pronti ad accogliere i giovani?

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Contro questo scetticismo — ci diceva recentemente un amico — non dobbiamo lottare in astratto: dobbiamo piuttosto vedereguardare in faccia quei fatti che, tale scetticismo, consentono di contrastare. Spesso questi fatti sono riconoscibili proprio nei volti di chi ci vive accanto: in famiglia, al lavoro, tra gli amici. 

Nella scuola questi volti si configurano oggi come generazioni a confronto: giovani docenti entrano in un mondo spesso cristallizzato da un atavico immobilismo. Con la loro semplicità, scevra da pregiudizi, possono ridestare domande sopite rompendo schemi consolidati che nessuno prima d'ora era riuscito a scalfire. Per contro, l'esperienza maturata in anni faticosi, ma produttivi e fecondi di qualche professore alle soglie della pensione può costituire un punto di riferimento originale e prezioso.

Si tratta di imparare a guardare secondo una prospettiva che si palesa lentamente, piano piano, mostrandoci come "ciò che apparentemente è piccolo, risulta — pensandoci bene — la cosa veramente grande" (Cfr. J. Ratzinger - Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, p. 306).

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COMMENTI
01/06/2016 - Spottone elettorale (Franco Labella)

Come spottone non c'è male. Sarà interessante avere notizie della scuola della collega Sponza a settembre. Allora magari il collega di musica, novello pifferaio di Hamelin, sarà finito da qualche altra parte, la mancetta ai docenti avrà creato malumori e divisioni ed il leader educativo che ha avuto bisogno della L. 107 per scoprire il suo ruolo sarà alle prese con l'organico potenziato. Solo che il secondo anno non potrà essere creativo come il primo. Per cui restiamo in paziente attesa del reportage postelettorale. E della ennesima "riforma epocale". Tanto, una più, una meno, cosa sarà mai...

 
01/06/2016 - buona scuola (roberto castenetto)

Che cosa c'entra la buona scuola con queste performances? Non mi si venga a dire che la legge ha fatto il miracolo di ringiovanire i cinquantenni. Per nascere un'altra volta come Nicodemo ci vuole ben altro. Si analizzi invece più a fondo il dettato legislativo e si cerchi di capire come sarà la scuola del futuro prossimo, un tempo verbale che bisognerà imparare a coniugare, dato che il futuro remoto non lo prevede ormai nessuno. Che fine faranno, ad esempio, le discipline, dal momento che la riforma introduce progettualità non ben definite in orario curriculare. E che fine faranno conseguentemente i docenti, non più legati ad un insegnamento preciso e spesso sostituiti da personale esterno "non abilitato". Domande cui bisognerà rispondere, anche perché nel frattempo si sono create nuove "scale di valori" e nelle scuole potrebbe scoppiare una guerra di weltanschauung.