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SCUOLA/ Dove passa la strada per ricostruire un'etica pubblica?

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Carlo Emilio Gadda (1893-1973) (Foto dal web)  Carlo Emilio Gadda (1893-1973) (Foto dal web)

Concetto ripreso da Claudio Magris, in un articolo uscito sul Corriere della Sera intitolato "Che noia il disfattismo all'italiana" nel quale ribadisce che "qualsiasi paese è afflitto da magagne, sciagure e storture. Occuparsene e denunciarle in modo circostanziato è, oltre che doveroso, utile. Ma tutto ciò è profondamente diverso dal ritornello autodenigratorio che si configura come disfattismo all'italiana, vero vizio nazionale, e che incrementa i mali d'Italia. Riconoscere un discorso disfattista è facile perché non prevede controesempi virtuosi. Smontare il disfattismo è più difficile, ma saperlo individuare è già un buon primo passo".

Tuttavia gli italiani non sembrano capaci di compiere questo primo passo e di comprendere che esiste una notevole differenza tra il riconoscimento consapevole e distaccato delle criticità, cercando soluzioni concrete per risolverle e valutando obiettivamente anche le positività, e la predisposizione a considerare ogni aspetto della società sotto una perenne lente di negatività quasi patologica. 

Il "disfattismo all'italiana" fa leva sul coinvolgimento emotivo dell'indignazione e dell'autocommiserazione che ha il doppio vantaggio di essere gratificante e autoassolvente: "è così e non posso farci niente". Al tempo stesso, però, provoca  una sofferenza psicologica che è stata paragonata al rimuginio rabbioso (nel rimuginio i pensieri sono ripetitivi e focalizzati su contenuti negativi). Uno studio di Eurodap sostiene che il 90% degli italiani vive in un costante stato di ansia e di tensione e ricerche condotte presso la Stanford University hanno evidenziato che ascoltare, per più di 30 minuti al giorno, contenuti intrisi di "negatività" nuoce a livello cerebrale. Anche le tipiche conversazioni tra colleghi alle quali siamo ormai assuefatti: "Non se ne può più!", "Qui non cambia mai niente!", "Bisogna scappare via da questo Paese!" incidono sfavorevolmente sul nostro umore con un effetto deprimente che di fatto invalida la nostra capacità di reazione e la nostra determinazione nell'affrontare problemi. 

Tutti i leader politici italiani si trovano a dover affrontare, prima o poi, la "porca rogna dell'auto-denigrazione" da parte della stampa, riecheggiata dalla cittadinanza attraverso i social network. Il Premier Renzi ha più volte esortato i media ad essere meno disfattisti e prima di lui Enrico Letta, in un discorso alle truppe italiane di stanza a Kabul, aveva detto: "Torno a Roma con più determinazione di quando sono partito, affinché l'autolesionismo non sia il sentimento con cui si racconta l'Italia … perché l'autolesionismo è il peggior difetto degli italiani". Negli anni passati anche Berlusconi aveva lamentato in diverse occasioni il disfattismo gratuito da parte dei media di opposizione, suscitando però accuse di un rigurgito della censura di regime da parte degli stessi che oggi deplorano l'auto-disfattismo all'italiana. 



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COMMENTI
13/06/2016 - Programmi di educazione civica e etica pubblica? (Franco Labella)

La collega Ciava è stata molto all'estero e magari si sarà persa la puntata di "Cittadinanza e Costituzione". Quando scrive letteralmente di inserire "nei programmi di educaione civica" qualcosa, non so se il suo è un wishful thinking, un consiglio (inesplicabile) ai docenti o cosa. L'educazione civica nel nostro Paese è esistita dai tempi di Moro (Aldo non Tommaso) fino alla sua eliminazione. Poi qualcuno (la Gelmini) si è inventata una non-materia, Cittadinanza e Costituzione che è nota solo agli editori scolastici. Se la cercate sulla pagella dei vostri figli la cercherete invano. Se vi chiederete quante ore sono dedicate alla non-materia datevi una risposta certa: 0 (zero). Se volete svolgere una piccola ricerca sul grado di diffusione della non-materia sarete benemeriti ad una condizione: non usate le parole magiche (Cittadinanza e Costituzione) in un motore di ricerca ma andate sul campo (scuole e studenti). Perché se googlate C&C vi viene fuori un mondo nuovo ancorchè inesistente e privo di effetti (altro che la costruzione dell'etica pubblica) fatta di un coacervo di iniziative, le più disparate, le più frammentarie che hanno una caratteristica comune. Sono iniziative che fanno capo solo al mondo esterno della scuola. Insomma è come se, volendo diffondere la pratica sportiva, ci rivolgessimo anziché ai docenti di Scienze motorie, alle società di calcio. E la brutta scuola non ha innvovato nulla in materia. Da Gelmini a Giannini nulla di nuovo sotto il sole.