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SCUOLA/ Dove passa la strada per ricostruire un'etica pubblica?

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Carlo Emilio Gadda (1893-1973) (Foto dal web)  Carlo Emilio Gadda (1893-1973) (Foto dal web)

La mancanza di una coscienza nazionale in Italia è stata oggetto di studi anche da parte di osservatori stranieri, come l'antropologo statunitense Edward Banfield che nel 1958 coniò il termine "familismo amorale" per spiegare le carenze dello spirito pubblico nel Sud del paese e, successivamente, Ginsborg lo recuperò e ne ampliò la portata fino ad usarlo per descrivere l'intero atteggiamento del "paese Italia"; egli attribuisce infatti al familismo, non solo amorale ma palesemente immorale, il mancato radicamento di un'etica pubblica, di quel senso della collettività che nelle scienze sociali è definito civicness. 

E' davvero singolare che, pur riconoscendo e denunciando questa anomalia italiana da anni, nessun governo abbia mai tentato di trovare soluzioni concrete per contrastarla. Di solito la mancanza di unità nazionale è imputata alla relativa giovinezza della Repubblica italiana ma nessuno si è mai interrogato sulle modalità con cui le altre nazioni sono invece riuscite a creare un senso di unità nazionale. 

Una nazione non si crea definendone i confini e uniformandone le istituzioni. L'unità nazionale è innanzitutto un sentimento, uno stato d'animo, una unione di intenti e di ideali derivante dalla consapevolezza di un passato comune e di un futuro da costruire insieme. In Italia questo sentimento non c'è, non è mai esistito, e nessuno ha mai tentato di crearlo. Il senso di appartenenza e di lealtà verso il proprio paese ed i propri compatrioti non sono sentimenti che nascono spontaneamente, devono essere insegnati e coltivati. 

In tutti i paesi europei con una forte consapevolezza identitaria, come la Francia, la Germania o l'Inghilterra, la scuola è intesa anche come luogo in cui infondere un sentimento di amore e di rispetto verso il proprio paese e di sano orgoglio per le sue realizzazioni, inculcando nei giovani la consapevolezza che il rispetto e la credibilità di cui gode una nazione si riflette su ciascuno dei suoi cittadini, cosicché tutti si sentano vincolati a salvaguardarne il prestigio e l'immagine. 

Come ha giustamente osservato Scotto Di Luzio, "attraverso la scuola, attraverso le cose che si insegnano, passa un'idea generale di noi, di quello che vogliamo essere e del modo in cui vogliamo stare dentro il nostro spazio politico. Non c'è comunità politica senza un accordo generale su ciò che ci tiene insieme".  

In Italia, mentre il '900 era stato dominato dall'idea della scuola come avamposto dell'azione educativa dello Stato, il Governo ha gradualmente abdicato alla responsabilità di definire i contenuti dell'insegnamento, dimostrando una sconcertante sottovalutazione delle dimensioni politiche dell'istruzione. Una nazione, per dirsi tale, deve essere capace di elaborare un'azione concertata ed organica di ampio respiro che miri a trasmettere e coltivare nei futuri cittadini sentimenti di solidarietà e renderli consci delle responsabilità morali, civiche e sociali che hanno nei confronti dei propri concittadini, della propria patria e dell'intera umanità; devono comprendere che non possono essere solo le istituzioni a "costruire" il paese ma che serve un processo che si muova in entrambe le direzioni e che veda tutta la popolazione impegnata attivamente per migliorare lo Stato. Qualsiasi governo, seppure ottimo, non riuscirà mai a riqualificare la nazione senza il sostegno di masse sociali che condividono la stessa visione e che si sentono coinvolte in un progetto comune. 



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COMMENTI
13/06/2016 - Programmi di educazione civica e etica pubblica? (Franco Labella)

La collega Ciava è stata molto all'estero e magari si sarà persa la puntata di "Cittadinanza e Costituzione". Quando scrive letteralmente di inserire "nei programmi di educaione civica" qualcosa, non so se il suo è un wishful thinking, un consiglio (inesplicabile) ai docenti o cosa. L'educazione civica nel nostro Paese è esistita dai tempi di Moro (Aldo non Tommaso) fino alla sua eliminazione. Poi qualcuno (la Gelmini) si è inventata una non-materia, Cittadinanza e Costituzione che è nota solo agli editori scolastici. Se la cercate sulla pagella dei vostri figli la cercherete invano. Se vi chiederete quante ore sono dedicate alla non-materia datevi una risposta certa: 0 (zero). Se volete svolgere una piccola ricerca sul grado di diffusione della non-materia sarete benemeriti ad una condizione: non usate le parole magiche (Cittadinanza e Costituzione) in un motore di ricerca ma andate sul campo (scuole e studenti). Perché se googlate C&C vi viene fuori un mondo nuovo ancorchè inesistente e privo di effetti (altro che la costruzione dell'etica pubblica) fatta di un coacervo di iniziative, le più disparate, le più frammentarie che hanno una caratteristica comune. Sono iniziative che fanno capo solo al mondo esterno della scuola. Insomma è come se, volendo diffondere la pratica sportiva, ci rivolgessimo anziché ai docenti di Scienze motorie, alle società di calcio. E la brutta scuola non ha innvovato nulla in materia. Da Gelmini a Giannini nulla di nuovo sotto il sole.