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SCUOLA/ Greco e latino, superiamo l'opposizione tra grammatica e civiltà

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Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano, particolare (1490)  Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano, particolare (1490)

Ogni disciplina che implica un'applicazione rigorosa e sistematica insegna a pensare. Così lo studente non solo acquisisce uno strumento utile nell'ambito di studi che direttamente gli interessa, ma diventa capace di applicare la sua intelligenza in contesti diversi. Una buona scuola dunque — e il liceo in particolare — dovrebbe privilegiare queste discipline, lasciare che lo studente scelga l'una o l'altra in relazione alle proprie attitudini, ma mai ridurne l'importanza.

Uno dei maestri della linguistica storica del nostro secolo, Romano Lazzeroni, parlando di ciò che la scuola e l'università dovrebbero insegnare, mi ha messo a parte di un simpatico episodio: una bambina di 11 anni gli confidò un giorno di annoiarsi a scuola, "perché mi insegnano le cose che sono scritte nei libri. Ma quelle si imparano dai libri. Io vorrei che mi insegnassero come fanno a saperle quelli che scrivono i libri". E' proprio così: se vogliamo che i nostri giovani si accostino alla cultura classica in maniera consapevole e con senso critico non dobbiamo solo raccontare loro le belle e interessanti acquisizioni che noi abbiamo fatto, ma fornire loro strumenti rigorosi, anche se impegnativi, perché possano arrivarci da sé, o almeno verificarne la fondatezza. Così la conoscenza darà loro libertà.

Vorrei dunque fare una proposta: nel dibattito sulla didattica del greco e del latino rinunziamo una buona volta all'opposizione insensata tra grammatica e civiltà. Non riduciamo il peso della lingua, pensando così di recuperare tempo e spazio per la civiltà, ma lavoriamo perché la didattica della lingua, della grammatica, divenga realmente funzionale alla conoscenza della civiltà. Non cancelliamo la prova di traduzione, non la integriamo con verifiche d'altro genere che ne ridurrebbero inevitabilmente il peso specifico, ma piuttosto prepariamo gli insegnanti, sin dall'università, perché siano conoscitori rigorosi e consapevoli della lingua. Non diciamo più che gli studenti non si interessano alla grammatica (non è vero!), ma educhiamoli sin da piccoli, sin dalla scuola primaria, a "guardare dentro" la lingua, a considerare quest'ultima una testimonianza della mentalità, della civiltà. Recuperiamo, magari attraverso forme didattiche nuove, lo studio della grammatica nelle scuole di ogni ordine e grado. Facciamo grammatica, non grammaticalismo. 

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