BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ma che cos'è la "Buona Scuola"? Manca ancora una risposta

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Mateo Renzi (Infophoto)  Mateo Renzi (Infophoto)

Riconosciuto a Renzi di avere smosso finalmente il sistema, rimane aperta la domanda seria: qual è la cultura della Buona Scuola? E' una domanda cui quest'anno non si è dato risposta, anche perché il rischio è stato spesso quello di identificare la Buona Scuola con la scuola delle regole e — di conseguenza — con le formalità connesse: vi è stato un incremento verticale di burocrazia.

Ma non sono le regole a definire il volto di una scuola. Le regole ci devono essere, ma una scuola delle regole è quanto di più deprimente ci possa essere perché le regole non fanno maturare la persona. Se la Buona Scuola non è la scuola delle regole allora che cos'è?

La risposta la possiamo trovare dentro l'esperienza fatta. Ciò che ha segnato il percorso fatto quest'anno non è stata nessuna delle innovazioni introdotte, ma l'avvenimento della conoscenza in tanti e tanti studenti e studentesse. Come si caratterizza la conoscenza? Come i giovani ne parlano? La parola chiave è quella che usava già don Lorenzo Milani nel 1968, è il termine interesse. Qui sta il punto di novità di quest'anno, che interessi ciò che si fa in classe, che uno studente ne trovi il nesso con la vita, che studiando gli si apra una finestra sulla realtà: questo è ciò che si deve approfondire, perché ciò che rimane in noi è ciò che interessa in quanto lo si sente connesso con i problemi quotidiani, mentre ciò che si percepisce come astratto cade nella dimenticanza quasi subito.

Bisogna riproporre il vecchio e quanto mai attuale "mi interessa", perché la rivoluzione di Renzi può far storia solo se entra negli interessi dei giovani, solo se arriva al limite delle loro passioni. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
15/06/2016 - catena di comando (sergio bianchini)

E' vero, catena di comando forse è un termine troppo muscolare e meccanico, d'ora in poi la chiamerò autostrada di collegamento ministero-scuole. saluti, B.

 
15/06/2016 - Catena di comando? (Franco Labella)

La proposta di Bianchini non è nuova, ne ha scritto spesso qui, ma il termine militaresco "catena di comando" mi pare sia una novità. Come si possa conciliare la catena di comando con l'autonomia è, almeno per me, un mistero. Come ci si possa lamentare contemporaneamente della burocratizzazione e dei "timori" delle scuole autonome ad attuare il credo di Renzi e invocare poi nuove e più stringenti catene di comando, anche questo è un mistero. Ma non sono esperto di organizzazione aziendale e quindi dichiaro la mia incompetenza a valutare. Ma non sarà, caro Bianchini, che la c.d. Buona scuola non ha né un'anima né robuste linee direttrici e quindi viene valutata per quello che è? Propaganda a gogò e uomini soli al comando, con contorno di mancette. Altro che leader educativi, innovazione e nuovi sol dell'avvenire...

 
15/06/2016 - Nell'essenziale dell'agio (claudia mazzola)

Cosa è la buona scuola? E' il buon riposo dalle faccende dove il maestro legge.

 
15/06/2016 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie dell'attenzione, io penso che la scuola la possiamo cambiare noi dall'interno, credo in questo e vedo che si comincia ad attuarlo seppur lentamente. E' questa la strada, io voglio percorrerla e sono grato di incontrare tante persone, adulti e giovani, che sono impegnati a mettere in gioco sé, strada maestra per cambiare!

 
15/06/2016 - articolo mereghetti (sergio bianchini)

Caro Mereghetti, la buona scuola di Renzi era un invito, rivolto ad ogni istituto scolastico, a darsi una mossa ed un progetto. Ma l'invito è stato rifiutato o ignorato. A mio parere bisogna chiedersi perchè gli istituti scolastici statali abbiano più paura che piacere difronte ai margini di manovra offerti dall'alto. Probabilmente è l'assoluta sfiducia nei presidi, i quali, assolutamente privi di una guida ministeriale concreta e puntuale galleggiano più o meno dignitosamente. La massa docente sente questa aleatorietà e quindi preferisce le vecchie abitudini alle creazioni instabili e incerte. Chiediamoci come mai quasi tutti gli esperti di scuola rifiutino una catena di comando stringente tra il Ministero ed i Presidi. Se ci fosse un superpreside distrettuale a coordinare i 20-30 presidi di un certo territorio moltissimi problemi sarebbero superati nella direzione degli istituti, quali la stravaganza, la instabilità, la prepotenza. Ed il Ministero avrebbe rapidissimamente e costantemente il polso della situazione scolastica e dei risultati del proprio lavoro. In basso i docenti di un istituto saprebbero immediatamente che le sollecitazioni del proprio preside non sarebbero scaturite da misteriosi meandri ma da una spinta autorevole e nazionale. Spinta che potrebbe benissimo garantire la necessaria flessibilità ma con le certezze di base necessarie. Saluti

 
15/06/2016 - Non faccio l'elettricista... (Franco Labella)

Non se ne abbia a male Mereghetti ma non faccio l'elettricista. Le scosse vengono usate anche per l'elettrochoc e di elettrochoc la scuola negli ultimi venti anni ne ha avute parecchi. Quando la soglia delle scosse supera una certa intensità c'è il rischio che diventino mortali. Nel lungo elenco di cose fatte in fretta (o iniziate a fare male) Mereghetti ha la bontà di scrivere che manca una impostazione culturale evidente e dichiarata. Senza una impostazione culturale chiara il coarcervo di misure si parcellizza e, soprattutto, esse possono essere lette in una chiave diversa e di non organicità. Mereghetti vuole una prova? I docenti senza classe ed il potenziamento stravolto cosa possono diventare? Una misura assistenzialistica o addirittura mossa preelettorale. Altro che valorizzazione dell'autonomia ed organico funzionale. Andatevi a guardare le prime applicazioni degli organici e poi ne riparliamo. L'alternanza scuola-lavoro pasticciata e, per i Licei, senza costrutto cosa può diventare? Lo scimmiottamento formalistico della Germania. Il potere di chiamata diretta dei presidi? L'applicazione ad un settore essenziale di un meccanismo odioso di scelte ideologiche applicato alla selezione del personale concepito in modo da far abdicare la scuola pubblica statale dalle sue funzioni di servizio generale non discriminatorio. Devo continuare? Contro le scosse c'è un solo rimedio: staccare la corrente. Domenica e col referendum di ottobre c'è modo di farlo.