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SCUOLA/ Ma che cos'è la "Buona Scuola"? Manca ancora una risposta

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Mateo Renzi (Infophoto)  Mateo Renzi (Infophoto)

Caro direttore,
l'anno scolastico 2015/2016 passerà alla storia come l'anno del varo della Buona Scuola e un bilancio bisogna cominciare a farlo, ora che il primo anno sta finendo e si può essere più puntuali nel valutare il percorso fatto, le sue promesse, quelle mantenute e quelle andate deluse.

Ciò che balza immediatamente agli occhi di tutti è quanto sia difficile dare una valutazione sintetica della Buona Scuola perché ognuno si è fatto la sua idea e alla fine, dopo un anno di scuola, se si chiedesse cosa sia mai la Buona Scuola, si sentirebbero le risposte più disparate. E il fatto — forse — è proprio questo: non si sa bene cosa sia la Buona Scuola. E' che sono stati immessi in ruolo tanti precari? E' che la scuola è valutata sul merito? E' che è diventata obbligatoria l'alternanza scuola-lavoro? E' che si valutano le competenze e non più i contenuti? E' che la scuola finalmente è ben pianificata?

Probabilmente non è nessuna di queste cose e nello stesso tempo è tutte queste cose insieme. Sta di fatto che la Buona Scuola è difficilmente definibile, probabilmente perché manca una base culturale su cui si regge e finisce con l'essere solo una buona riorganizzazione del sistema.

Questo è forse il problema serio della Buona Scuola: manca in essa un'impostazione culturale ed educativa, per cui si deve di fatto rifondarla identificando i principi su cui costruirla. Non spetta a noi rifondarla, noi docenti che l'abbiamo vissuta possiamo dire quello che ci è rimasto di un anno d'esperienza, così che possa servire per rilanciare la sfida da cui l'anno è cominciato.

Di fatto quella che Renzi ha lanciato è stata una sfida interessante e significativa: il premier ha dato una bella scossa alla scuola, lo ha fatto con l'assunzione di tanti precari, con l'introduzione di un inizio di valutazione basato sul merito, con la centralità delle competenze; di fatto delle piccole rivoluzioni che hanno smosso un ambiente abituato a procedere a ritmi lenti e in modo ripetitivo. Renzi ha messo alla frusta il contesto scolastico obbligandolo ad "inseguire"; e i tanti giovani inseriti ad insegnare sono un esempio per tutti, trattandosi di personale giovane e con tanta voglia di fare in un ambiente dove tutto è prestabilito. Si tratta di professionisti che devono inventarsi il lavoro, perché molti di loro non hanno la classe e devono ingegnarsi per trovare che cosa poter fare e all'altezza delle loro capacità.

Dunque è un merito di Renzi aver dato una scossa al sistema, perché questo apre ad una scuola nuova, quella in cui non si esegue più, ma quella in cui il lavoro lo si crea. C'era bisogno di una scossa di questo tipo, poco importa che al ministero non ci sia nessuno capace di riportare l'ordine; meglio un grande disordine che l'acqua stagnante e viziata di una palude. 



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COMMENTI
15/06/2016 - catena di comando (sergio bianchini)

E' vero, catena di comando forse è un termine troppo muscolare e meccanico, d'ora in poi la chiamerò autostrada di collegamento ministero-scuole. saluti, B.

 
15/06/2016 - Catena di comando? (Franco Labella)

La proposta di Bianchini non è nuova, ne ha scritto spesso qui, ma il termine militaresco "catena di comando" mi pare sia una novità. Come si possa conciliare la catena di comando con l'autonomia è, almeno per me, un mistero. Come ci si possa lamentare contemporaneamente della burocratizzazione e dei "timori" delle scuole autonome ad attuare il credo di Renzi e invocare poi nuove e più stringenti catene di comando, anche questo è un mistero. Ma non sono esperto di organizzazione aziendale e quindi dichiaro la mia incompetenza a valutare. Ma non sarà, caro Bianchini, che la c.d. Buona scuola non ha né un'anima né robuste linee direttrici e quindi viene valutata per quello che è? Propaganda a gogò e uomini soli al comando, con contorno di mancette. Altro che leader educativi, innovazione e nuovi sol dell'avvenire...

 
15/06/2016 - Nell'essenziale dell'agio (claudia mazzola)

Cosa è la buona scuola? E' il buon riposo dalle faccende dove il maestro legge.

 
15/06/2016 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie dell'attenzione, io penso che la scuola la possiamo cambiare noi dall'interno, credo in questo e vedo che si comincia ad attuarlo seppur lentamente. E' questa la strada, io voglio percorrerla e sono grato di incontrare tante persone, adulti e giovani, che sono impegnati a mettere in gioco sé, strada maestra per cambiare!

 
15/06/2016 - articolo mereghetti (sergio bianchini)

Caro Mereghetti, la buona scuola di Renzi era un invito, rivolto ad ogni istituto scolastico, a darsi una mossa ed un progetto. Ma l'invito è stato rifiutato o ignorato. A mio parere bisogna chiedersi perchè gli istituti scolastici statali abbiano più paura che piacere difronte ai margini di manovra offerti dall'alto. Probabilmente è l'assoluta sfiducia nei presidi, i quali, assolutamente privi di una guida ministeriale concreta e puntuale galleggiano più o meno dignitosamente. La massa docente sente questa aleatorietà e quindi preferisce le vecchie abitudini alle creazioni instabili e incerte. Chiediamoci come mai quasi tutti gli esperti di scuola rifiutino una catena di comando stringente tra il Ministero ed i Presidi. Se ci fosse un superpreside distrettuale a coordinare i 20-30 presidi di un certo territorio moltissimi problemi sarebbero superati nella direzione degli istituti, quali la stravaganza, la instabilità, la prepotenza. Ed il Ministero avrebbe rapidissimamente e costantemente il polso della situazione scolastica e dei risultati del proprio lavoro. In basso i docenti di un istituto saprebbero immediatamente che le sollecitazioni del proprio preside non sarebbero scaturite da misteriosi meandri ma da una spinta autorevole e nazionale. Spinta che potrebbe benissimo garantire la necessaria flessibilità ma con le certezze di base necessarie. Saluti

 
15/06/2016 - Non faccio l'elettricista... (Franco Labella)

Non se ne abbia a male Mereghetti ma non faccio l'elettricista. Le scosse vengono usate anche per l'elettrochoc e di elettrochoc la scuola negli ultimi venti anni ne ha avute parecchi. Quando la soglia delle scosse supera una certa intensità c'è il rischio che diventino mortali. Nel lungo elenco di cose fatte in fretta (o iniziate a fare male) Mereghetti ha la bontà di scrivere che manca una impostazione culturale evidente e dichiarata. Senza una impostazione culturale chiara il coarcervo di misure si parcellizza e, soprattutto, esse possono essere lette in una chiave diversa e di non organicità. Mereghetti vuole una prova? I docenti senza classe ed il potenziamento stravolto cosa possono diventare? Una misura assistenzialistica o addirittura mossa preelettorale. Altro che valorizzazione dell'autonomia ed organico funzionale. Andatevi a guardare le prime applicazioni degli organici e poi ne riparliamo. L'alternanza scuola-lavoro pasticciata e, per i Licei, senza costrutto cosa può diventare? Lo scimmiottamento formalistico della Germania. Il potere di chiamata diretta dei presidi? L'applicazione ad un settore essenziale di un meccanismo odioso di scelte ideologiche applicato alla selezione del personale concepito in modo da far abdicare la scuola pubblica statale dalle sue funzioni di servizio generale non discriminatorio. Devo continuare? Contro le scosse c'è un solo rimedio: staccare la corrente. Domenica e col referendum di ottobre c'è modo di farlo.