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SCUOLA/ Il dirigente francese: vi spiego la legge di Hollande contro le scuole cattoliche

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Matteo Renzi con François Hollande (Infophoto)  Matteo Renzi con François Hollande (Infophoto)

Sarà più difficile aprire una scuola paritaria in Francia? Sembra di sì, se sarà confermata l'intenzione del governo di passare dal regime della dichiarazione (di chi intende aprirla) alla richiesta di autorizzazione e alle indagini preventive ipotizzate dal ministero guidato da Najat Vallaud-Belkacem. Ne abbiamo parlato con Sylvain Plaisir, dirigente scolastico di scuola cattolica a Lione, per il quale nel mirino del governo ci sono le scuole cattoliche. In questa intervista spiega perché.

 

Professore, abbiamo appreso dalla stampa italiana che in Francia si sta verificando una stretta sulla libertà di educazione. Può dirci cosa sta accadendo?  

Voglio innanzitutto precisare, rispetto all'articolo in questione, che in Francia non esistono le scuole paritarie modello italiano, ma le scuole a contratto. Lo stato francese, cioè, propone alle scuole cattoliche e confessionali, o semplicemente private, un contratto che implica l'obbligo di rispettare i programmi e ispettori che vengono a osservare la pedagogia applicata dai professori. In cambio, riconosce le scuole e finanzia il costo dei docenti che vi insegnano. La "stretta" di cui si sta parlando non  riguarda queste, bensì le regole per l'apertura delle scuole private non convenzionate.

 

Cosa cambierebbe?

Queste scuole passerebbero da un regime di autorizzazione che prevede solo un controllo a posteriori ad uno che prevede un controllo a priori, impedendo quei progetti non conformi alle idee di chi governa. In sostanza, se saranno approvate le nuove regole, per aprire un istituto occorrerà presentare la domanda con almeno quattro mesi di anticipo, il tempo necessario al ministero per fare le opportune verifiche su programmi, corpo docente, amministrazione e gestione. Verifiche che riguarderanno anche l'istruzione a domicilio, da autorizzare solo in caso di esigenze particolari dimostrate.

 

Ma in Francia può aprire una scuola chiunque lo voglia?

Fino a oggi chi voleva aprire una scuola aveva semplicemente bisogno di fare una dichiarazione alla prefettura o al municipio. Doveva garantire il deposito di una certa somma di denaro e, dopo un'ispezione dei locali per la sicurezza e l'igiene, la scuola poteva aprire. A questa preventiva dichiarazione di apertura si poteva fare opposizione nell'interesse dei buoni costumi oppure per motivi di igiene o di ordine pubblico. Dopo cinque anni di esercizio, poi, un istituto privato fuori contratto poteva chiedere di legarsi allo Stato con un contratto che obbliga la scuola ad accogliere alunni senza distinzione di origine, opinione o credo.

 

Non sembrano condizioni proibitive…

In questi ultimi anni, infatti, si sono viste una quantità di scuole primarie e medie aprirsi, soprattutto grazie al contributo giuridico ed economico della Fondation pour l'école.

 

Fondation pour l'école: di cosa si tratta? 

E' un'associazione che si è distinta perché aiuta chiunque lo desidera ad aprire una scuola senza beneficiare del contratto di riconoscimento dello Stato. Secondo le cifre, fornite dall'associazione stessa, 60mila ragazzi sarebbero scolarizzati in questo modello di scuole.

 

E ce ne sono altre? 



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