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ESAMI DI STATO/ Prima prova Maturità, B e C (storia): istruzioni agli studenti per esprimere "giudizi"

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ESAMI DI STATO 2016 PRIMA PROVA MATURITA'. In sede di esame di maturità, ormai imminente, la prova di italiano di argomento storico costituisce un'opportunità per lo studente in entrambe le tipologie previste: quella B (redazione di saggio breve di carattere storico-politico) e quella C (tema tradizionale di argomento storico). Ambedue le tipologie implicano l'enunciazione di una tesi che deve essere sostenuta da riferimenti ai dati cronologici e alle testimonianze documentarie o interpretative che, nel primo modello, sono fornite dalle commissioni ministeriali che presiedono agli esami e nel secondo, pur non esplicitate, sono richieste nella stessa formulazione del quesito. 

Fatta salva la differenza tra saggio e tema, per cui nel primo caso la strutturazione della prova è affidata in buona misura all'autonomia dello studente, dalla scelta del titolo al cosiddetto target di riferimento, mentre nel secondo caso si dovrà porre molta attenzione alle categorie chiave con cui il tema è espresso (Europa, guerra mondiale, Resistenza, cittadinanza, ecc.), la prova costituisce come si diceva un'opportunità. Essa infatti offre allo studente la possibilità di dare conto delle varie sfaccettature della sua personalità, che vanno dall'interesse per il contesto nel quale si collocano determinati eventi, alla capacità di raccontarli in un'ottica personale, compresa l'attitudine alla valutazione di quanto è stato appreso in relazione all'oggetto della trattazione. 

Ed è proprio quest'ultima competenza che può sorprendere qualche commissario d'esame attento a scandagliare non solo le conoscenze degli esaminandi strettamente intese, ma anche la loro dimestichezza con la ricostruzione critica di un certo quadro di avvenimenti. Di quale forma di critica stiamo parlando? Di giudizio storico, cioè dell'aspetto più delicato del lavoro dello storico che, ricomponendo i contesti degli eventi, esprime sempre una valutazione. Anche la storia globale, quella che vorrebbe essere meno eurocentrica e meno politica possibile ha una sua fonte di giudizio, rintracciabile nella rinuncia alla narrazione e alla spiegazione degli eventi a favore della loro collocazione entro parametri spazio-temporali di lunga durata dove scompaiono i singoli fattori umani e restano gli ambienti e le strutture economiche. 

Oggi più che mai lo storico non solo è sollecitato a scegliere bene gli strumenti del proprio lavoro — e in questa prospettiva si è decisamente affermata la lezione "annalistica" per cui ogni traccia umana serve alla riorganizzazione storica: dai documenti scritti alle impronte lasciate dall'uomo sul territorio. Lo storico, molto di più, è invitato a decidere se la storia abbia un qualche senso o nessun senso. Alla luce dei tanti drammi contemporanei sembrerebbe prevalere la seconda ipotesi, quella del non senso, alla quale tuttavia da parte di molti, saggiamente, si contrappone l'esigenza di comprendere almeno tutti i fattori che determinano l'attuale situazione del mondo.  



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