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SCUOLA/ Quando un prof è solo un numero

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L'uomo del sindacato la guarda con stanco compatimento. Fuori del piccolo ufficio c'è la fila di tanti altri "fase C" che attendono per la compilazione della domanda di mobilità. L'ennesima domanda da compilare, con l'angoscia di sbagliare, con l'angoscia di non sapere come andrà a finire. Come l'estate scorsa, quando c'era la possibilità di essere sbattuti chissà dove in qualche parte d'Italia. Scongiurato il pericolo, la "fase C", quella dei supplenti, di quelli che non si sa bene cosa faranno. Lei, per lo meno, quest'anno ha insegnato, è riuscita a fare l'unica cosa che le piace. E l'ha fatto alla grande: ha messo in movimento gli studenti di due scuole, ha organizzato due mostre di pittura, ha chiesto e ottenuto da due sindaci gli spazi espositivi. E tutto da docente con incarico annuale. Tutto solo per il gusto di insegnare, di dare un senso al suo quotidiano impegno con gli allievi.

L'uomo del sindacato commenta: "Certo che non stai messa bene". Per forza, pensa lei: le sono stati tolti tredici anni di insegnamento in una scuola paritaria. Tredici anni di lavoro, di programmi, verifiche, giudizi, attività… Ci prova: "Ma non valgono proprio nulla?". L'uomo del sindacato è laconico e definitivo: "Nulla". E' la Buona Scuola, baby, quella che metterà in cattedra buoni e bravi docenti, per definizione, a prescindere.

L'uomo del sindacato domanda: "Hai master, corsi di aggiornamento?". No, non ne ha. Sono quei corsi a pagamento sul web che le sue colleghe hanno fatto ogni anno tanto per raggranellare un po' di punti. Lei ha sempre snobbato questi carrozzoni mungi soldi, spesso targati sindacato, anche perché non ne aveva bisogno: la didattica si fa giorno per giorno, in aula, con gli studenti… sì, bei discorsi. Ma ora capisce che l'esperienza didattica non interessa alla Buona Scuola. Tredici anni non contano niente. Contano i punti degli attestati acquistati sul web, come su Amazon.

L'uomo del sindacato domanda: "Hai la 104?". Non, non ce l'ha. E a questo punto le viene quasi da dire "sfortunatamente". Veramente ha un padre molto malandato, che avrebbe tutto il diritto di chiedere l'invalidità. Ma, testone all'antica, per un senso di dignità non l'ha mai fatto. No, non ha parenti malati, invalidi. "Peccato", fa l'uomo del sindacato, "ti avrebbe dato punti". Le viene in mente la scena di Quo Vado, con il collega di Checco Zalone che si salva solo perché ha un parente sordomuto e ringrazia Dio per questo. Con la Buona Scuola non è cambiato proprio niente.

Figli? Tre. Ma purtroppo uno ha più di sei anni ("peccato, se ne avesse avuti cinque avresti avuto più punti") e la maggiore ne ha 19 ("niente punti, solo fino a 18, peccato").



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COMMENTI
20/06/2016 - Il dito e la luna (Franco Labella)

Commento da brividi quello della collega Carolla. Applicassimo i suoi criteri interpretativi, alle amministrative dovremmo scrivere che Fassino l'ha sconfitto la Appendino anziché gli elettori che hanno votato la seconda stracciando il primo. Ed il paragone tra medico e sindacalista, con tutti e due che secondo la Carolla invece di svolgere una funzione positiva esisterebbero per giustificare il loro ruolo è uno dei tanti frutti avvelenati di un clima culturale di cui il renzismo è la fase finale. In tutti i sensi. Ma a ottobre ne riparliamo...

 
19/06/2016 - Non guardarti con gli occhi del sindacato! (Pia carolla)

Viene un po' di rabbia, sì. Ma non solo per i punti. Soprattutto per quello sguardo di compatimento del sindacalista, che di te vede solo il punteggio. Perché altrimenti lui cosa ci sta a fare? Italia, 2003. Chiedo il trasferimento, perché ho vinto il concorso nella regione sbagliata. O meglio, perché nelle more del concorso (che non finiva più) mi sono trasferita in un'altra regione. Ho ben pochi anni di insegnamento alle spalle... puoi immaginare il punteggio. Con me il sindacalista si arrabbia proprio, altro che compatimento; come se chiedessi l'impossibile. A settembre il trasferimento arriva e nella scuola sotto casa: logico, c'erano 12 cattedre libere. Ma quando lo avevo detto al sindacalista, allora sì che era sbottato: "Lei pretende di vincere un Superenalotto da 10 milioni!" Perché capita che qualcuno sia preoccupato soprattutto del proprio, di lavoro; e magari che ci sia anche qualche conflitto di interessi. Come quel chirurgo che disse, dimettendo mio padre dall'ospedale: "Se si potessero prevenire questi problemi, noi non lavoreremmo più".