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SCUOLA/ Aperta, ma come e con chi? Ecco perché gli altri fanno meglio di noi

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Quindi per fare chiarezza bisogna uscire dalla genericità che impera nel dibattito scolastico. Personalmente penso che il curricolo obbligatorio, cioè il lavoro a classe intera stabilito dall'ordinamento e dai programmi statali, non dovrebbe superare le 800 ore annue e vedere al massimo 4 ore di lezione consecutive.

Le vacanze interne a questo curricolo base dovrebbero essere meglio distribuite, magari copiando dalla Francia dove ogni 6 settimane di scuola ce n'è una di vacanza e riducendo la lunga pausa estiva.

Si dovrebbe fare anche chiarezza contrattuale laddove il docente statale è tenuto alla presenza a scuola solo se ci sono lezioni o esami e quindi, ad esempio, l'insegnante di religione che non ha esami ha esattamente tre mesi di vacanza come i docenti elementari. Nelle superiori vale lo stesso discorso, con differenze enormi tra insegnanti dei primi e degli ultimi anni.

Con la clausola attuale l'insegnante è a scuola solo se c'è la classe. Ed anche se ha consumato le ferie non può essere convocato, nemmeno per riunioni o programmazioni o verifiche se ha già consumato le specifiche 80 ore annue.

Non intendo ora incitare ad un maggiore lavoro dei docenti, anche se più volte ho chiesto la creazione del docente full time ben pagato e presente a scuola tutto l'anno, escluse festività e ferie, per 36 ore settimanali di cui 18-20 ore di lezione o con diversa presenza di alunni e le altre di organizzazione.

Prima che grandi riforme contrattuali statali maturino, la centralità dell'edificio scolastico, carico di familiarità e di comodità per gli abitanti di un comune, deve e può essere valorizzata, tutto l'anno, ed oserei dire anche la domenica.

C'è stato un periodo in cui nella mia scuola avevo fino a 45 volontari che svolgevano attività opzionali di ogni tipo. Purtroppo mancavano le risorse per un vero coordinamento ed un vero bilancio centrato sul singolo alunno e sulla costruzione del suo fascicolo personale. Ancora oggi in due pomeriggi alla settimana numerosi volontari svolgono nelle aule attività di recupero mirato su gruppetti, con pochissimi alunni ciascuno, di ogni singola classe prima.

Vedo bene anche il posizionamento nella scuola di organizzazioni magari sostenute dalle famiglie per visite guidate, viaggi, attività sportive, compiti assistiti, lingue straniere o italiano, tutte cose che già avvengono sparse qua e là  più o meno dignitosamente sul territorio.

Così si arriverebbe alla compresenza nelle scuole sia dell'offerta formativa obbligatoria statale o paritaria, il famoso curricolo essenziale, che di innumerevoli attività opzionali vicine al territorio, alle famiglie e al sentire dei giovani.

Ovviamente sarebbe necessario un coordinamento tra tutti i responsabili ed un bilancio permanente dell'efficacia e dei risultati. Ma se i genitori potessero appoggiarsi davvero alle scuole dei loro figli assieme alle risorse ed anche al volontariato comunale, le energie non mancherebbero.



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COMMENTI
02/06/2016 - Il libro dei sogni (Franco Labella)

"Il primo a fare chiarezza dovrebbe essere il ministero… il bidello(sic) deve finire il turno… l’assicurazione dà copertura solo alle attività programmate… purtroppo mancavano le risorse… vedo bene anche il posizionamento nella scuola di organizzazioni magari sostenute dalle famiglie". E’ un divertissement ma potrei continuare. Il libro dei sogni di Bianchini. Sognare non costa nulla. Magari già provare a parlare del curricolo essenziale sarebbe meno onirico. Ma ognuno, avendo tempo libero, sogna quello che vuole e può.

RISPOSTA:

Sì, in una realtà piena di opportunismi mascherati da sogni propagandistici anch'io ho un sogno e cioè che la normalità europea (e italiana del passato) prenda piede anche nella nostra scuola. Un sogno a costo zero, efficace, sicuramente realizzabile e gradito ai giovani e alle famiglie. Aspetto con pazienza e incrollabile fiducia. SB