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Esami di stato 2016/ Maturità, la prima prova e il colloquio, 5 regole molto "sagge"

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Dispositio: distribuire le idee secondo un ordine. E l'ordine può essere di due tipi: strategico (mirante ad ottenere un certo effetto); o semplicemente logico, tale da rispecchiare una visione chiara e gerarchizzata dei concetti e delle informazioni e da produrre un'esposizione corretta. Quest'ultimo tipo di ordine, magari meno eccitante del primo ma non meno meritorio, caratterizza appunto tutti i momenti essenzialmente espositivi: le risposte alle domande dell'analisi del testo, lo svolgimento del tema di storia nella sua forma classica, le risposte alle domande del colloquio. Il primo tipo di ordine, invece, quello in cui alla chiarezza e alla correttezza dei collegamenti si aggiunge una strategia comunicativa che punta all'efficacia, a mettere in risalto e rendere convincente una tesi, caratterizza i testi, orali o scritti, di tipo argomentativo: i saggi, ma anche, in qualche caso, l'approfondimento che segue l'analisi del testo, il tema di ordine generale, naturalmente, e soprattutto l'argomento a scelta. 

Qui, infatti, su un argomento che è stato individuato e predisposto in piena autonomia, senza limiti di tempo e di fonti, non riuscire ad essere efficaci è effettivamente un peccato. Prima di tutto c'è una questione di tempi: i minuti a disposizione per convincere la commissione che in proposito non si è dormito o giocato (per parafrasare Machiavelli) non sono molti. Se si dispone in apertura una lunga serie di informazioni generali (per dire, promettendo di approfondire Liolà, una sintesi sulla vita di Pirandello e le altre sue opere),  è probabile che una commissione sbadigliante interrompa l'oratore prima ancora che sia entrato nel merito. Le cose più importanti e originali, dunque, vengono per prime, il resto poi, se c'è tempo o a richiesta. 

Ma diciamoci la verità: perché cominciare ad esporre un argomento a scelta con una noiosa sintesi dei manuali? E' proprio vero che in quest'ordine, apparentemente bislacco, non c'è mai una strategia? C'è, talvolta c'è: è la strategia di chi non ha avuto voglia di pensare niente, di domandarsi niente, e tira in lungo per riempire il buco. Perché correre il rischio di essere arruolati in questa categoria, magari per eccesso di zelo? Con decisione, si mette avanti la domanda che ha condotto a scegliere un certo tema, poi le conclusioni cui si è giunti; infine, si illustrano le fonti e si spiega come hanno portato a formulare la tesi. Le fonti e i documenti non si vendono a peso: non è importante averne moltissimi, anzi, ciò può essere dannoso: magari sono molti ma nessuno davvero decisivo; magari sono molti ma dimostrano solo la diffusione di un tema, senza collegamenti convincenti tra loro. 



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