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Esami di stato 2016/ Maturità, la prima prova e il colloquio, 5 regole molto "sagge"

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L'illustrazione di tutte le ricorrenze di un tema potrebbe essere un lavoro di valore, specie in ambito umanistico, ma è senz'altro sproporzionato alla bisogna. E così, qualunque elenco di documenti la cui scelta non sia adeguatamente avallata da esigenze argomentative si espone all'obiezione: "Perché questi e non quelli? Perché solo questi e non uno di più? Perché tutti questi e non uno di meno?". Col che comprendiamo anche un altro motivo per cui la dispositio viene per seconda, dopo l'inventio: perché non deve solo ordinarne i risultati, ma anche vagliarli e selezionarli spietatamente. 

Elocutio: ora che so che cosa dire e in che ordine, come lo dico, ovvero lingua e stile. Il primo requisito, ovvio ma non scontato, è la correttezza, ortografica, grammaticale, sintattica: c'è poco da fare, qualunque tentativo di abbellimento o di innalzamento dello stile apparirà patetico se si inciampa malamente su accenti, relativi e anacoluti. Per una volta vale la pena di essere guardinghi e ipercritici: meglio spezzare un periodo che non ci convince fino in fondo, meglio controllare sul vocabolario una grafia, meglio fare l'analisi logica o del periodo, là dove la struttura appare poco chiara e ci si trova a maneggiare utensili pericolosi (relativi e cambiamenti di soggetto, in prima linea). E poi, il lessico. La regola aurea è una sola: il lessico deve essere preciso. Meglio una ripetizione che un'imprecisione; meglio un termine usuale ma esatto che uno più solenne e vago. Il termine esatto non è mai basso: pensiamo all'anguilla di Montale! 

E visto che abbiamo messo in campo il basso e l'alto, ovvero quelle che vengono definite le scelte di registro, tratteniamoci un po' nei loro paraggi. L'esame è, per sua natura, un momento formale. Questo già orienta le scelte, sia nello scritto, sia nell'esposizione orale. E' bene ricordarlo: l'elocutio riguarda anche l'esposizione orale, anzi, ne è una parte integrante. Ma torniamo alle scelte di registro. Parlare/scrivere pomposamente o secondo un registro colloquiale, quotidiano? Né l'uno né l'altro. La strada maestra rimane quella dell'esattezza, generalmente tradita da entrambi. Vietato, pertanto, indulgere al linguaggio ampolloso (che finisce per lo più per cadere nell'antilingua burocratica di cui parlava Calvino), vietato anche alleggerire con spiritosaggini o giovanilismi: anche in questo caso si tradisce l'esattezza con semplificazioni banalizzanti. Per riassumere: perseguendo l'esattezza ci rivolgiamo in modo naturale al lessico colto, cioè al lessico pertinente ai diversi argomenti e alle diverse discipline; con ciò il registro adeguato è assicurato: si potrà essere semplici, ma non si sarà né pomposi né banali. 



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