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Esami di stato 2016/ Maturità, la prima prova e il colloquio, 5 regole molto "sagge"

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Memoria: nell'antichità l'orazione scritta, come si sa, doveva essere mandata a memoria, perché il suo destino non era quello di essere letta, ma detta, dal suo autore o da qualcun altro. Oggi l'apprendimento a memoria non gode di grande fortuna, ma forse non bisogna dispiacersi del fatto che l'esame, alla fine, richieda di mandare a memoria molte informazioni. Certo, vale quanto si è detto prima, le informazioni devono essere recuperate con agilità, senza servilismo, con spirito critico … è probabile che ciò ci riesca solo con una parte di esse, non con tutte. E le altre? Fatica sprecata? Non è detto: sono dentro di noi, lavorano anche se non ci pensiamo, percorrono le loro strade, incontrano compagni di viaggio. Chi può dire che cosa ne risulterà in futuro, quando saremo in parte altri uomini da quel che siamo? 

In ogni caso, l'esame prevede un momento in cui esercitare la memoria esattamente come la intendevano gli antichi, ed è, ancora una volta, l'argomento a scelta del candidato. E' bene ricordare (si sa, ma non sempre ci si pensa) che quel materiale, anche qualora sia stato completamente scritto, è destinato ad essere detto, non letto. Quante volte capita di avere tra le mani un fascicolo promettente che non trova adeguato riscontro nell'esposizione del candidato! La delusione, dannosa per il candidato medesimo, è maggiore quanto maggiori erano le promesse. E l'esposizione di un contenuto articolato e sottoposto a vincoli di tempo non si improvvisa, meglio non illudersi: basta provare una volta a ripetere ad altri qualcosa che pure si riteneva di avere capito bene per comprendere come è facile diventare confusi, frammentari, imprecisi! Esercizio, dunque, esercizio, e meglio se non da soli! Esercitarsi ad esporre ad altri, in una situazione nuova! 

E così approdiamo, seppur molto brevemente, all'ultima parola che prendiamo in prestito alla retorica antica.

Actio. Con questo termine si indicava il complesso degli atteggiamenti e dei gesti consigliati all'oratore in rapporto alle diverse circostanze. In effetti, l'ora del colloquio d'esame, articolata in più momenti, con numerosi interlocutori, mette alla prova anche questo aspetto. Solo qualche rilievo, inteso anche a sdrammatizzare. Un atteggiamento aperto e disponibile è in realtà tutto ciò che occorre. L'estroverso che tende a strafare farà bene a limare gli eccessi, il timido dovrà, soprattutto, evitare di parlare a voce bassissima con i singoli commissari o di avere l'espressione dell'innocente condotto al macello da crudeli aguzzini. I caratteri tutti diversi sono una grande ricchezza e abbelliscono la vita: l'importante è permettere agli altri di apprezzarli, con spontaneità, senza ostentazioni e senza chiusure. Si può essere più pronti e sicuri o più incerti e pensosi; si può anche essere un po' intimoriti ed emozionati: rispetto per gli altri e serietà emergono comunque, ed è quello che conta.



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