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ESAMI DI STATO 2016/ Seconda prova, tradurre dal greco? "Serve" di più a genitori e politici…

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SECONDA PROVA MATURITA' 2016, VERSIONE DAL GRECO. Tradurre dal greco in italiano nella seconda prova dall'esame di stato è "utile", anzi "funzionale", ancora, a sedici anni dell'inizio del terzo millennio? A giudicare dal lieve ma confortante aumento delle iscrizioni al liceo classico e dal successo delle iniziative sulla cultura classica, l'istruzione antichistica dà segni di un cuore pulsante. 

Certo tradurre greco non è semplice ma richiede un problem-solving linguistico-culturale, capace di colmare il gap tra una civiltà divenuta esemplare ma sempre rediviva e una generazione cresciuta con snacks e video-giochi sempre più caratterizzati da una grafica da reality… Basterebbe ricordare le parole del compianto Umberto Eco, che già parlava di apocalittici e integrati, quando la quarta rivoluzione industrial-tecnologica ovvero quella digitale  era agli albori: nel decimo capitolo del saggio che raccoglie le esperienze di Umberto Eco come traduttore e autore tradotto, è citato un pensiero di Gerhard Ebeling, sulla definizione di traduzione gadameriana  come "dialogo ermeneutico": "L'origine etimologico di hermenéuo e dei suoi derivati è controversa ma rinvia a radici col significato di 'parlare', 'dire' (in connessione col latino verbum o sermo). Il significato del vocabolo va cercato in tre direzioni: asserire (esprimere), interpretare (spiegare) e tradurre (fare da interprete). Si tratta di modificazioni del significato fondamentale di 'portare alla comprensione', di 'mediare la comprensione' rispetto a differenti modi di porsi del problema del comprendere: sia che venga interpretato un fatto mediante parole, un discorso mediante spiegazione, un enunciato in una lingua straniera mediante una traduzione".

Certo, il liceale traduttore applicherà le regole grammaticali per evitare di fare il minor numero di errori possibile al fine di raggiungere la soglia della sufficienza, fatte salve le debite riserve delle eccellenze sempre più valorizzate nei certamina che spopolano nei nostrani licei disseminato lungo tutto lo Stivale.

Quanti noi — che abbiamo avuto la (s)fortuna di frequentare il liceo classico — non ricordiamo la notte prima degli esami, quando la gran parte di noi avrebbe tradotto l'ultima versione di greco o latino della maturità… Negli anni Cinquanta e Sessanta, in una società in velocissima trasformazione sociale, economica e tecnologica, in cui il latino pareva, in un certo senso, una lingua veramente morta, un retaggio del passato spazzato via da due guerre mondiali, cadde anche l'ultima "roccaforte del latino": sebbene papa Giovanni XXIII il giorno 22 febbraio 1962 avesse firmato, durante una solenne cerimonia, la costituzione apostolica Veterum Sapientia, sopra la tomba dell'apostolo Pietro, per ribadire l'importanza dello studio della lingua antica e della cultura classica, il Concilio Vaticano II, con 2147 voti contro 4, approvò la Costituzione Sacrosanctum Concilium, promulgata dal papa il 4 dicembre 1963, che, agli articoli 36 e 53, affermava che, per la liturgia, la Chiesa non escludeva il plurisecolare latino ma preferiva ormai, per varie ragioni, le lingue "volgari" cioè nazionali. 



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