BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TRACCIA SVOLTA MATURITA' 2016 / Il Pil misura di tutto? (Tipologia D, tema socio-economico) di Lorenzo Corghi (Esami di Stato)

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Qualora vengano prese scelte strategiche che vadano a massimizzare il Pil — e quindi soltanto il lato economico — non tenendo in considerazione gli impatti ambientali e sociali o addirittura recando un danno in questi ambiti, esse si rivelano dannosissime e nascondono dietro un'apparente vittoria una più grande sconfitta.

Sicuramente può essere ribattuto che se un paese cresce nella produzione e nei consumi, la crescita dell'economia impatterà anche sulla ricerca scientifica, sull'aspettativa di vita e nella sua qualità. I benefici quindi di un aumento del Pil sarebbero da ricercarsi non solo nell'economia del paese stesso, ma anche nella cultura, nel progresso e nel benessere.

Il discorso di Robert Kennedy del 18 Marzo 1968 è molto illuminante a riguardo. "Quel Pil […] comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità per le sigarette — scrive il politico statunitense — e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana". Se il Pil aumenta, aumenta il bene totale, ma non è detto che aumenti il bene comune. Se si vede il bene totale come sommatoria dei beni delle singole persone, se aumenta uno il bene totale aumenta, se uno diminuisce il bene totale diminuisce. Nel caso in cui uno vada a zero e un altro cresca più di quanto quello è decresciuto, il bene totale aumenta. Se invece si parla di bene comune, ci si riferisce a una produzione dei beni delle singole persone e quindi qualora uno cresca o diminuisca il bene comune cresce o diminuisce, ma se uno crolla a zero, qualsiasi sia la crescita degli altri, il bene comune sarà uguale a zero. 

Sarebbe necessario quindi un cambio di direzione che porti a mutare radicalmente gli obiettivi degli stati e delle singole persone. Un maggior autosostentamento, una maggior autoproduzione dei beni primari guardando all'ambiente e alle persone sarebbe la miglior strada da percorrere.  

Senza dubbio potrebbe essere affermato che investimenti in cultura, educazione e crescita personale fanno crescere il Pil.

Questo è vero, ma non sono l'unica cosa che lo può far crescere e soprattutto non hanno un impatto così forte sull'indicatore Pil come invece ad esempio ce l'hanno le aziende di produzione. Infatti quando l'unico obiettivo è massimizzare un solo indicatore, si cerca di farlo crescere in tutti modi possibili senza guardare ad altri aspetti. Esattamente come uno studente che deve mantenere una media elevata potrebbe non farsi scrupoli a copiare ad un esame o un imprenditore che voglia concludere un contratto vantaggioso potrebbe non rinunciare a proporre una mazzetta. La media scolastica e il Roi di un'azienda non sono gli unici indicatori che si hanno a disposizione per valutare le prestazioni: si può guardare allo studente come persona per quanto riguarda il primo caso e agli impatti ambientali e sociali dell'azienda nel secondo caso. In questo modo le decisioni e le valutazioni che si devono fare non sono riconducibili ad un unico dato. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >