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TRACCIA SVOLTA MATURITA' 2016/ Donne al voto (Tipologia C, tema di argomento storico) di Andrea Pezzini (Esami di Stato)

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Il concetto di cittadinanza era quindi ancora molto ristretto e il diritto di voto era ancora considerato l'esercizio di una capacità e non un diritto dell'individuo. La donna quindi continuava a trovarsi esclusa dalla cittadinanza e ad avere un ruolo marginale nella società, relegato alla dimensione domestica.

La conquista dell'uguaglianza giuridica e della parità dei diritti fu il frutto dei trent'anni successivi alla legge elettorale; anni intensi, carichi di grandi accadimenti storici che videro le donne coinvolte come mai prima nella vita del Paese. Innanzitutto la Prima Guerra Mondiale che con la sua "mobilitazione totale" (come verrà definita da Carl Schmitt) mutò profondamente la realtà quotidiana della donna italiana: si affacciarono nuove necessità e le italiane furono chiamate a sostituire gli uomini mandati al fronte. Diventarono quindi le protagoniste del cosiddetto "fronte interno", necessario per il sostentamento economico e militare della Grande Guerra.

Un altro momento decisivo è sicuramente il ventennio fascista, che impose alla donna italiana una nuova dimensione subordinata agli interessi dello Stato, esclusa dal mondo del lavoro, relegata per legge fra le mura domestiche. Ma la donna fascista doveva anche contribuire alla grandezza dello Stato; per questo motivo veniva sollecitata ad aderire ai Fasci femminili e a iniziative di propaganda, beneficenza e assistenza, con il preciso compito di partecipare al progresso della vita civile. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le donne furono chiamate ancora una volta a impegnarsi massicciamente fuori casa e a sostenere col loro lavoro le famiglie e la Patria.

Ma fu con la Resistenza partigiana che le donne italiane si appropriarono di una nuova identità: scardinando i tradizionali ruoli, numerosissime combatterono sul campo al fianco degli uomini, condividendo ideali e pericoli. Memorabili le tante testimonianze fotografiche disponibili negli archivi degli istituti di resistenza e nei fondi privati. Le donne italiane iniziarono così una vera e propria rivoluzione sociale che porterà non solo al traguardo del voto ma alla rivendicazione di nuovi diritti e spazi nella vita sociale e politica del Paese. 

Sebbene il 2 giugno 1946 sia riconosciuto da tutti come la prima votazione a cui parteciparono le donne, in realtà già nelle elezioni amministrative della primavera 1946 vennero chiamate a votare in quasi tutti i comuni d'Italia. Il decreto che stabilì l'estensione del diritto di voto alle donne risale al 1° febbraio 1945 su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti.  

A questo proposito è importante riflettere su due aspetti che aiutano anche a guardare alla situazione sociale e politica odierna.

In primis il fatto che la proposta di legge fu portata avanti dai rappresentati di due realtà politiche e culturali opposte (Democrazia Cristiana e Partito Comunista) mostra come l'estensione del voto non era una pretesa ideologica di un'area politica particolare oppure un compromesso per "accontentare" uno specifico gruppo di persone, ma il riconoscimento di un dato oggettivo: le donne fanno parte della cittadinanza. 



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