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TRACCIA SVOLTA MATURITà 2016/ L'uomo e l'avventura dello spazio (Tipologia B, tema tecnico-scientifico) di Mario Gargantini (ESAMI DI STATO))

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Esplorare fa parte della natura dell'uomo e della sua condizione: quella di essere posto dentro la realtà, di essere circondato da un mondo multiforme e provocante, di imbattersi continuamente in qualcosa d'altro e di subirne il contraccolpo. Il contraccolpo del bello, come spesso è la natura che ci circonda e ci sovrasta; il contraccolpo dell'enigmatico, di tutti gli interrogativi piccoli e grandi che l'esplorazione della realtà suscita e ai quali la ragione si applica nel tentativo, sempre nuovo di rintracciare qualche risposta; il contraccolpo anche del grandioso, che arriva fino al terrificante dei fenomeni giganteschi o catastrofici: dai vulcani ai buchi neri.

L'indagine della realtà, che inizia fin da bambini, tende a non finire mai, ad allargare continuamente i confini, ad abbracciare ambiti sempre più ampi di realtà; un sintomo di vivacità umana è proprio questa sete di allargamento degli spazi di indagine e l'impiego delle risorse di genialità e organizzazione per costruire strumenti che consentano nuove ricerche. Per questo l'uomo non si accontenta osservare, con strumenti sempre più potenti, da Terra ma porta i suoi occhi nello spazio, mandando sonde dapprima nei dintorni del nostro pianeta e poi fino alle estreme periferie del sistema solare e oltre.

Un oggetto costruito dall'uomo, il Voyager, ha già oltrepassato l'orbita del pianeta più lontano e viaggia oltre la cosiddetta eliosfera nello spazio interstellare. Un'altra sonda - denominata emblematicamente Rosetta in ricordo della celebre campagna archeologica in Egitto - è andata qualche mese fa a sperimentare un incontro ravvicinato con una cometa; anzi, un piccolo lander ha posato le sue zampe meccaniche sulla accidentata superficie della cometa, lasciandovi le sue impronte in analogia con la ben più significativa orma lasciata dalla scarpa di Armstrong sul suolo lunare nell'estate 1969.

Poi c'è la Stazione Spaziale Internazionale, che sospesa a circa 500 km da terra ospita stabilmente laboratori scientifici nei quali si alternano astronauti-scienziati per periodi più o meno prolungati di permanenza in condizioni di microgravità; tra questi alcuni italiani, come Samantha Cristoforetti o come Paolo Nespoli, che l'anno prossimo vi tornerà per la terza volta.

Tutti questi sforzi e questo spiegamento di tecnologie avanzate che scopo ha? Che cosa cerca l'uomo nelle sue esplorazioni spaziali? Sono tanti gli interrogativi scientifici che possono trovare risposte da queste indagini: quali sono i meccanismi di formazione dei pianeti, qual è la composizione del nucleo delle comete, come nascono e come muoiono le stelle, come ruotano le galassie, cosa sono i lampi gamma...

Su tutti c'è un tema che è emblematico e riassume molti dei motivi dell'esplorazione: la ricerca di tracce di acqua su altri corpi extraterresti. Il bersaglio principale è lo stesso Marte di Schiaparelli: non tanto nei presunti canali ma in formazioni rocciose sotto la superficie. Ma nell'agenda della Nasa, dell'Esa e dell'Asi ci sono anche alcuni satelliti dei pianeti giganti (Giove e Saturno) e poi, come descrive nel suo libro l'astronauta Umberto Guidoni, ci sono i sempre più numerosi pianeti extrasolari, sui quali si possono eseguire sofisticate analisi spettroscopiche rivelatrici dell'esistenza di "una zona abitabile dove potrebbe esistere acqua allo stato liquido e forse la vita". 



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