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TRACCIA SVOLTA MATURITA' 2016/ Piero Zannini e il confine (Tipologia D, tema di ordine generale) di Luca Brambilla (Esami di Stato)

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Trincee della prima guerra mondiale (Foto dal web)  Trincee della prima guerra mondiale (Foto dal web)

Sembrerebbe che l'unica via percorribile per entrare in una "terra straniera" sia in fondo stabilire una relazione con chi quella terra la abita e quindi meglio di chiunque la conosce.

Tutti noi avremo sicuramente fatto esperienza della differenza che c'è tra leggere una notizia di una città su un libro e poi della profonda differenza che c'è quando la si visita di persona accompagnati da qualcuno che vi abita.

Una volta assodato che il confine è un'occasione di scoperta e di crescita innanzitutto personale tra due soggetti coscienti di sé che intessono una relazione, bisogna ora capire come poter stare di fronte in maniera umana alle recenti migrazioni che stanno portando così tanto caos all'interno del nostro stato e di quelli europei in generale.

In questo caso ci troviamo di fronte persone che non avrebbero voluto lasciare la propria terra ma che l'hanno fatto per una necessità oggettiva: la guerra o una situazione di grave crisi economica.

A questo punto è ancora e soltanto affidandosi a relazione seria che si potrà vivere questa convivenza in maniera positiva. Se da una parte infatti non si può tollerare che gli immigrati muoiano in mare perché inumano, dall'altra si dovrà richiedere che un cittadino di un altro stato accetti le regole su cui si basa la convivenza dello stato ospitante, dando inoltre il proprio supporto per renderlo a sua volta più vivibile mettendo a disposizione le sue conoscenze professionali, culturali ecc.

Ecco allora che da una situazione oggettivamente complessa può rinascere un bene per tutti in cui ci si mette in relazione dentro una logica di servizio e non di possesso.

Sappiamo bene infatti che spesso i confini sono stati valicati per una brama di possesso, basti pensare alle oltre 50 guerre che si stanno combattendo attualmente nel mondo, ma questo non deve scoraggiare dal continuo tentativo di testimoniare, e dall'educare a farlo, che l'altro è un bene e che il vero guadagno non sta nell'annullare l'altro ma nel porsi di fronte a lui in maniera vera, mettendosi a confronto con i propri desideri ed esigenze.

Sarebbe tragico infatti scoprire che abbiamo sì qualcosa che ci accomuna, ma farlo in ritardo. Proprio come quel padre ufficiale nazista nel bel film "Il bambino dal pigiama a righe" troppo tardi scopre che suo figlio era stato scambiato per un ebreo, perché aveva varcato il confine della recinzione dei detenuti, ed era stato ucciso insieme al suo coetaneo ebreo.

Sarà compito dunque di ciascuno far si che oltre a costruire muri per delimitare giustamente il proprio "io" con la valorizzazione culturale e umana di quel che si è, si costruiscano anche porte per incontrare l'altro e non si finisca a vivere in una torre d'avorio, bellissima ma staccata dalla realtà.



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