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TRACCIA SVOLTA MATURITA' 2016 / Umberto Eco e la funzione della letteratura (Tipologia A, analisi del testo) di Emmanuele Riu (Esami di Stato)

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Umberto Eco (Infophoto)  Umberto Eco (Infophoto)

Pur volendo valorizzare le novità e i cambiamenti che sempre la storia presenta al nostro sguardo — compresi quelli della lingua — sorge il dubbio che il motore segreto dei sommovimenti linguistici in atto sia più che altro un disimpegno dal linguaggio, riflesso di un più generale disimpegno dalla realtà, e una mancanza di contenuti reali da trasmettersi l'un l'altro. È un cammino verso la comunicabilità, o un declino inarrestabile verso l'incomunicabilità (tralasciando la mera comunicazione formale)? La domanda rimane aperta.

Sicuramente, nel gioco di oscillazione tra l'una e l'altra strada (forse non così lontane come sembra) un ruolo importante lo può e lo deve giocare la letteratura. Giustamente Eco la definisce un "potere immateriale", dal momento che la fruizione di ciò che chiamiamo letteratura (romanzi, poesie…) non presenta un risvolto concreto, immediatamente percepibile, ma contribuisce alla formazione della nostra coscienza e della nostra mente, anche dal punto di vista linguistico. Per questo, se il rischio di una lingua privata della sua valenza comunicativa è sempre presente, la valorizzazione della letteratura può costituire un valido antidoto ad esso, trasmettendo la bellezza di un linguaggio che non si accontenta di galleggiare nelle paludi della mera comunicazione di servizio, ma accetta il combattimento con la realtà, la abbraccia, la valorizza e tenta di penetrarne a fondo il significato restituendolo, per come possibile, a chi legge. 

Per far sì che questo avvenga, perché la letteratura porti i suoi frutti, è necessario accostarsi ad essa con il dovuto rispetto, ammonisce Eco: essa ci offre una pluralità di piani, specchio della complessità del linguaggio e della vita stessa, ma un corretto rapporto tra lettore e letteratura prevede che in quest'ultima egli scopra delle risonanze, delle consonanze con quanto il suo animo vive, sente, pensa, non che il lettore riversi sé stesso acriticamente nel testo, trovando solamente ciò che vi vuol trovare. Si tratta di due tipi di rapporto apparentemente simili, forse poco distanti l'uno dall'altro, ma sostanzialmente agli antipodi. È una questione morale, cioè di attaccamento alla verità: la verità del testo, la sua realtà, e quindi la verità dell'esistenza, che nel testo è come baluginante, presente in controluce.

Le riflessioni di Eco si collocano al termine di un secolo, il Novecento, che come nessun altro ha percepito in modo dilaniante il problema della lingua. Le grandi tragedie delle guerre mondiali e degli stermini di massa hanno messo in crisi la possibilità narrativa in sé stessa, la possibilità di una rappresentazione adeguata del reale che tanto è parso esorbitare le umane misure; nasce in parte da qui, da questa crisi di valori e certezze il ricercato "assottigliamento" (se così si può definire) di molta lirica da Ungaretti in poi, o l'ossessivo stravolgimento dei metri poetici tradizionali tipico di Montale. Quasimodo ne fa addirittura un manifesto programmatico in Alle fronde dei salici.  



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