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MATURITA' 2016/ Prima prova, quell’"infinito" che (finalmente) circola nelle tracce di italiano

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889)

La tua «assurda insistenza nel chiedere» – acqua, o felicità o conoscenza o bellezza – che «metodi educativi» ha incontrato? La scuola è stata per te «l'assassino»? Troppi raccontano esperienze simili a quelle di Alba De Céspedesp nei tempi bui: «Ero accusata di aver detto liberamente quel che pensavo». Scrivilo, gridalo: è l'unica novità, in tempi di bravi ripetitori di discorsi condivisibili.

Solo chi è certo di non essere «una totale nullità» può scrivere un bel saggio anche sul Pil o sul paesaggio. Perché aveva ragione Kennedy mezzo secolo fa: il Pil «non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l'intelligenza del nostro dibattere. Il Pil […] misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta». E qui eccolo subito, il bivio: sprofondare nella retorica ("ah, sì, i soldi non danno la felicità…") o sentire queste cose sulla propria pelle, come le sentiva quel ragazzo che un giorno, sulle Dolomiti, guardando «i oci ciari come l'aqua» della ragazza che amava, poteva cantare: «Cosa importa se g'ho le scarpe rote? Mi te vardo e me sento 'l cor contento!». Se non ci hai mai pianto, potrai pontificare quanto vuoi: il paesaggio va tutelato, l'avventura scientifica è importantissima, menomale che ormai le donne votano, i confini, le frontiere, i migranti e bla bla bla. E se hai – come è facile che sia – insegnanti pontificanti, un bel punteggio in quindicesimi non te lo toglie nessuno. Ma il 15 è la misura di tutte le cose? 

Tutto dipende da quanto tremi per queste cose, da quanto ti commuovono: non da quanto, insopportabilmente, siamo tutti bravi a straparlarne. Se pensavi a tuo padre che non c'è più, potevi fare il capolavoro che qualche anno fa scrisse Tricarico in una canzone che spero tu abbia ascoltato: «io ero un bambino che rideva sempre, ma un giorno la maestra dice "oggi c'è tema, oggi fate il tema, il tema sul papà". Io penso "è uno scherzo", sorrido e mi alzo, le vado vicino ed ero contento, le dico "non ricordo, mio padre è morto presto, avevo solo tre anni, non ricordo non ricordo". Lei sai cosa mi dice? Neanche mi guardava, beveva il cappuccino, non so con chi parlava; dice "qualche cosa, qualcosa ti avran detto, ora vai a posto e lo fai come tutti gli altri". Puttana puttana, puttana la maestra! Io sono andato a posto: ricordo il foglio bianco, bianco come un vuoto di vent'anni nel cervello; e poi ho pianto, non so per quanto ho pianto, su quel foglio bianco io non so per quanto ho pianto». Non hai barattato questo pianto per un 13/15, vero? 



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