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MATURITA' 2016/ Prima prova, quell’"infinito" che (finalmente) circola nelle tracce di italiano

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889)

MATURITA' 2016 PRIMA PROVA, TEMA DI ITALIANO, LE TRACCE. Si potevano fare. Le tracce della maturità non erano avversari temibili come la Spagna, ma alla portata come l'Irlanda. Ognuno poteva giocarsela: a patto di non cincischiare, di non limitarsi al proprio compitino (altrimenti poi ti punisce anche l'Irlanda). 

Detto meglio: quando apri una traccia e leggi Eco: «Siamo circondati di poteri immateriali», che fremito ti passa nelle vene? Quando leggi che la letteratura è fatta di testi scritti «per amore di se stessi», «senza che nessuno ci obblighi a farlo», questo corrisponde a un'esperienza che fai o l'idea che ti sei fatto della letteratura è lontanissima dall'amore e vicinissima all'obbligo? «A che cosa serve questo bene immateriale che è la letteratura?»: maturando, ti sei sentito capovolgere da questa domanda? Chissà quante volte te la sei fatta e ti sei risposto da solo, con un cinico "a niente" o con un "secchionoso" (neologizzo pure io) "per il proprio bagaglio culturale". Ti prego, questa volta non ti sei risposto da solo, vero? Potevi guardare la tua esperienza, e dirlo al mondo: a cosa ti è servita la letteratura? quando ti è servita?

E poi: padre-figlio. «Mio padre, l'ultima istanza»: perché un bambino guarda suo padre come guardasse Dio. «L'ultima istanza»: espressione kafkiana potentissima! Ci hai tremato? Hai avuto il tempo di tremare? O l'ansia di fare il saggio, di come inserire la citazione, di come fare l'antitesi, ha preso il sopravvento? Quando hai letto che quell'«ultima istanza», mentre il bambino chiedeva l'acqua, arrivava «nella notte senza motivo e portarmi dal letto sul ballatoio, e che dunque io ero per lui una totale nullità», hai sentito l'eco del tuo sgomento da bambino? e del tuo sgomento di adesso, quando chiedi sempre e niente ti risponde, e ti sbatte fuori, mentre chi non chiede niente rimane dentro? Dovevi inabissarti lì dentro, quando ti senti «una totale nullità», perché per la tua «ultima istanza» sei «una totale nullità»: la tua amarezza ha straripato su quei fogli? 

Insomma, in fondo il problema non sono le tracce: belle o brutte, difficili o facili, da ragazzi o da grandi. Il problema, specialmente in un momento storico come il nostro, non sono innanzitutto le cose fuori, ma come le affronti tu. La squadra avversaria era alla tua portata, ma tu hai giocato col sangue agli occhi? Precisando ulteriormente: tu, maturando, ti fidi di chi leggerà il tuo tema? O la tua esperienza ti dice che è inutile giocarsi la faccia di fronte a gente che non sa niente di te? Per tracce come queste ci voleva tutta la tua sensibilità: che forse hai dovuto sempre tenere a bada, sempre col freno a mano tirato, perché venivano sempre prima altre questioni (la struttura del saggio breve, i crediti, i saggi suggerimenti degli insegnanti). Tu, tu vieni prima! Se però la tua «ultima istanza» chiamata scuola ti ha fatto sentire «una totale nullità», allora «a che cosa serve questo bene immateriale che è la letteratura?»



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