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Traduzione Isocrate / La versione di greco "sulla pace" al Liceo Classico (esami di stato, maturità) di Paolo Torri

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TRADUZIONE ISOCRATE, MATURITA' 2016, VERSIONE DAL GRECO, SECONDA PROVA LICEO CLASSICO - Il brano da tradurre quest'anno è tratto dall'orazione sulla Pace del retore ateniese Isocrate (436-338 a.C.). Lo proponiamo nell commento e nella traduzione, fatta nel modo più fedele possibile al testo originale, di Paolo Torri, dottorando di ricerca in filosofia antica. Dopo il titolo dato dal ministero ("Vivere secondo giustizia non solo è corretto, ma anche conveniente per il presente e per il futuro") e una introduzione fornita ai maturandi per contestualizzare il brano, seguono commento e traduzione.

Isocrate esorta i suoi concittadini a non cadere nella trappola dell'ingiustizia: chi viola le norme si illude di trarne un vantaggio immediato, ma alla lunga finisce in rovina. I comportamenti rispettosi della virtù, non sono solo il fondamento di una vita sociale eticamente corretta, ma portano vantaggi indubbi anche sul piano politico ed economico.

Commento al brano di Isocrate, orazione "Sulla Pace", 34-36

Il ministero sceglie Isocrate, grande maestro di retorica del IV secolo, protagonista dell'Atene classica insieme a Platone e ai sofisti, celebre (e anche temuto) per il periodare ampio e disteso. Il brano che i nostri maturandi hanno affrontato è tratto dall'orazione politica Sulla pace, pronunciata dopo la disastrosa guerra sociale che tra il 357 e il 355 a.C. vede fronteggiarsi Atene con la seconda lega delio-attica da una parte, e le città di Chio, Rodi, Coo, Caria e Bisanzio, dall'altra. Lo scopo dell'orazione è convincere i concittadini ateniesi a rinunciare alle ambizioni imperialistiche di fronte alla crescente egemonia macedone e ad accettare la pace. La voce di Isocrate resterà inascoltata.

Il passo scelto comincia con un elogio della giustizia, attraverso il noto argomento (che si ritrova anche per esempio nella Repubblica di Platone) che i vantaggi che gli ingiusti ricavano dal loro comportamento sono solo un miraggio, come l'esca per un animale in trappola. In chiusura il lungo riferimento polemico a "coloro che non sanno fare altro che ingannare il popolo", che "intascano denaro" da guerre che motivano con riferimenti a gloriosi antenati ci dà uno spaccato del caldo clima politico ateniese di metà del IV secolo, oltre che (forse) richiamarci alla nostra attualità politica.

Il testo non è particolarmente complesso da tradurre ed è un ottimo esempio di prosa attica, a cui i nostri ragazzi sono solitamente avvezzi. Possibili difficoltà potevano venire dai periodi molto lunghi e articolati. Nel primo periodo notevole è l'abbondanza di participi predicativi (i participi protimôntas, nomízontas e tutti quelli a seguire nel paragrafo sono retti dal verbo di percezione horáô). Nel secondo paragrafo qualche problema poteva creare la frase ellittica tò pollákis ôfeloûn, unita per asindeto alla precedente e ripresa dal dimostrativo toûto nella seguente. L'ultimo periodo era forse la sfida più grande per i maturandi, un vero e proprio rush finale di ben sei/sette righe, costellato di subordinate e cambi di soggetto.

In definitiva, però, la struttura è sempre chiara e non ambigua, come consueto in Isocrate, e dunque, se non ci si lascia scoraggiare dalla lunghezza dei periodi, non crea particolari problemi di comprensione.



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